Han Song è considerato uno degli autori di fantascienza cinese più rilevanti e anomali della sua generazione. Scrittore di notte e giornalista di giorno, da sempre osserva il mondo che lo circonda con uno sguardo sociologico e speculativo che lo porta a includere nei suoi racconti scenari assurdi, spesso capaci di riflettere la realtà o di anticiparla. Non è un caso, dunque, se uno dei suoi romanzi più noti ha intercettato con largo anticipo alcune delle manifestazioni più preoccupanti della crisi climatica globale, inserendole in scenari ecologici atipici e sommersi che fondono prospettive sulla natura radicate nella cultura cinese e un’immaginazione fantascientifica planetaria: Oceano rosso (2004)1)Oceano rosso è stato co-tradotto in italiano da Martina Renata Prosperi e da me per i tipi di ADD Editore, e pubblicato in due volumi, Oceano rosso vol. 1 e Oceano rosso vol. 2, rispettivamente nel 2023 e 2024. è un testo coerente e organico dal punto di vista tematico – come suggerisce il geografo Li Daoyuan in una delle sezioni del romanzo, “tutte le cose del mondo sono acqua”–, ma atipico e frammentato dal punto di vista narrativo. Infatti, l’opera, che viene considerata in Cina come l’emblema della “nativizzazione” della fantascienza autoctona, a tratti sembra un collage di narrazioni eterogenee cucite insieme senza una logica apparente: questa frammentazione contribuisce a delineare una distopia ecologica dalle caratteristiche postmoderne e surreali, un contro-mito dell’umanità che ne racconta la progressiva involuzione, attraverso una temporalità ciclica che sembra avere inizio in un passato che non è mai avvenuto.

Centrale è una catastrofe ecologica multifattoriale che si manifesta anche e soprattutto attraverso un’acqua oceanica inquinata, rossa e ribollente; proprio la rilevanza dell’elemento acquatico, nodale per il progetto di ricerca nel cui contesto si è sviluppata questa intervista, ci ha spinto ad aprire un dialogo con l’autore su questi temi.2)L’intervista è stata realizzata in preparazione all’evento di apertura del progetto, “Visioni acquatiche”, tenutosi il 15 novembre 2024 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, durante il quale Han Song si è confrontato con Daniele Brombal e con me nel contesto del ciclo di conferenze Writers in Conversation. IDRA (Aquatic Imaginations: Interrelation of Fiction and Policy in shaping a Sustainable Future”) è un progetto finanziato dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea (borsa Marie Skłodowska-Curie n. 101149574) dedicato all’intreccio tra acqua, letteratura Sinofona e politiche ambientali. La ricerca, che include e trascende la fantascienza cinese, guarda alla letteratura sinofona come a un corpus di storie ecologiche situate, da interrogare e “ascoltare” alla luce della natura estrema dei problemi acquatici che solleva e delle risposte emotive ecologiche che suscita nei lettori. Anche in virtù delle epistemologie e cosmologie idriche alternative che lo caratterizzano, questo corpus è inteso come un archivio narrativo e affettivo attraverso cui ripensare il modo in cui il futuro dell’acqua – o meglio, i molteplici futuri possibili – possono essere immaginati, “sentiti”, e quindi agiti dai lettori globali.

Per queste ragioni, è sembrato significativo interrogare Han Song sulla situazione ecologica cinese e internazionale, e sulla sua raffigurazione degli oceani e degli scenari idrici del domani: spazi culturali, politici ed ecologici plasmati dalla crisi, che tuttavia possono essere ripensati tramite la scrittura e riattivati grazie alle riflessioni e alle risposte emotive che queste narrazioni suscitano nei lettori.

Chiara Cigarini (CC): La gestione delle risorse idriche rappresenta una delle principali sfide del ventunesimo secolo. Dai film hollywoodiani ad alto budget ambientati negli Stati Uniti che rappresentano mondi sommersi dalle inondazioni, agli articoli di giornale che raccontano i rubinetti a secco del Sud globale o le alluvioni che hanno colpito l’Europa nell’ultimo decennio, sono tutte espressioni diverse della stessa realtà drammatica. In questo contesto catastrofico, negli ultimi anni il mondo politico ha investito ingenti risorse nel tentativo di affrontare i sintomi della crisi idrica attraverso le politiche pubbliche anziché intervenire sulle sue cause profonde, per mostrare un’idea di futuro positiva e incoraggiante. In parallelo, il mondo culturale ha spesso seguito una strada diversa, quella dell’ansia e dell’inquietudine. Alcune tue opere (e tra tutte Oceano rosso, pubblicato in due volumi da ADD Editore nel 2023 e nel 2024), da questo punto di vista rappresentano un caso esemplare. Il mondo acquatico fantasmagorico che descrivi, oltre a intrattenere e stimolare l’immaginazione dei lettori con i dispositivi narrativi tipici della fantascienza, può essere interpretato come l’espressione di un’ansia collettiva? Un’ansia che la politica, sia cinese che globale, non è sempre riuscita a cogliere con efficacia e a tradurre in misure concrete?[1]

Han Song (HS): Forse il simbolo dell’acqua mi ha permesso di dare voce all’ansia. L’acqua è la matrice di tutto. Anche l’uomo è composto d’acqua all’incirca per il 70%. Il cambiamento climatico, la perdita di controllo sulla tecnologia e le guerre globali convergono tutti sulla questione idrica. Pensiamo, ad esempio, alle immagini dei rifugiati di Gaza che lottano per procurarsi risorse idriche, o alla grande quantità di acqua necessaria per mantenere in funzione i supercomputer, o all’innalzamento del livello del mare che minaccia di far scomparire gli stati insulari. L’ansia che emerge da tutto questo è legata alla stessa sopravvivenza dell’umanità. Più che un problema tecnologico, è un problema politico. Se non saremo in grado di risolverlo, finiremo per vivere un’esistenza distopica in forme simili a quelle descritte in Oceano rosso. La Conferenza delle Nazioni Unite sul clima si è tenuta nel 2024 a Baku, in Azerbaigian, per affrontare questi temi, ma molte persone non sono ottimiste.

CC: A volte sembra che tu scriva per aprire le menti dei lettori, è come se la fantascienza fosse uno strumento per aiutarli a ragionare. Altre volte invece è come se volessi esprimere una certa frustrazione, forse legata al fatto che la fantascienza non è in grado di risolvere tutti i problemi del presente. Con quello che è stato definito come un “umorismo nero e postmoderno”, inserendo elementi soprannaturali in un genere narrativo che per definizione è governato dalla ragione, sembra che tu voglia spingere la fantascienza oltre i confini della fantascienza stessa. Cosa ci puoi dire a riguardo?

HS: Da un lato spero che in Cina possa esserci un Rinascimento, una più ampia liberazione del pensiero. La fantascienza è solo uno dei canali per ottenerla e trasformare i sogni dei cinesi. Al tempo stesso, c’è un senso di fallimento, che si lega sia all’insuccesso del movimento illuminista cinese di cento anni fa sia al declino spirituale di oggi. La fantascienza non può risolvere i problemi del presente, ma neppure gli altri strumenti sono in grado di farlo. Questo è uno dei principali problemi della Cina di oggi. Cercare di spingere la fantascienza oltre la fantascienza e utilizzarla per oltrepassare i confini del pensiero può tradursi, in effetti, in un “umorismo nero e postmoderno”. È un modo per sfogare un sentimento di impotenza, ma anche un tentativo di trovare un nuovo equilibrio con la realtà.

CC: Nella fantascienza cinese l’acqua è un tema ricorrente, e in Oceano rosso perde la sua colorazione naturale. Eppure, non fornisci una spiegazione univoca per questa trasformazione: il lettore, leggendo, ipotizza ad esempio che questo cambio di colorazione possa essere causato da alghe nocive, da batteri luminescenti o dagli effetti di una catastrofe nucleare. Il tuo stile narrativo, caratterizzato dalla centralità dell’incertezza e dell’apertura a molteplici interpretazioni possibili, fa sì che molte delle questioni narrative sollevate nel romanzo non ricevano mai risposte definitive. Il colore rosso dell’oceano non può quindi essere ricondotto a un unico significato, così come la distruzione dell’umanità, o il finale, non possono essere spiegati da una sola causa. È come se questa fantascienza anomala non fosse volta a rafforzare la teoria del multiverso, ma invitasse lettori e cittadini ad adottare un atteggiamento attivo e aperto all’incertezza, incoraggiandoli a interpretare criticamente i diversi indizi offerti dalla letteratura (e dalla realtà), per far sì che gli scenari distopici del romanzo non si materializzino.

HS: L’incertezza è la principale realtà che ci troviamo ad affrontare. Nessuno può fornire risposte o proteggerci. Esistono molte possibilità e spetta a noi scegliere, ma è sufficiente un piccolo errore per portarci alla distruzione. A distruggerci, ad esempio, potrebbero essere l’energia atomica, le nanotecnologie, le tecnologie genetiche o l’intelligenza artificiale. Che a farlo sia una singola persona o una piccola organizzazione che controlla un dispositivo tecnologico dotato di questo potenziale, non si tratta già più di fantascienza. Oceano rosso descrive uno dei mondi che potrebbero materializzarsi dopo quella distruzione, ma non è l’unico mondo possibile.

CC: Il volume è stato scritto nel 2004, ormai più di vent’anni fa. Come è cambiata oggi la tua visione della crisi ecologica e del deterioramento ambientale? Più in generale, come è cambiata secondo te la consapevolezza ambientale dei cittadini cinesi e la loro capacità di immaginare i possibili sviluppi di una shengtai wenming 神态文明 (civiltà ecologica)?

HS: Vent’anni fa la Cina si trovava nel pieno della crisi ambientale. Oggi la consapevolezza ecologica e la situazione ambientale sono migliorate, anche grazie agli incentivi all’uso dell’energia pulita. Nel 2024, per la prima volta, le vendite di automobili green hanno superato quelle delle automobili a benzina. La letteratura rappresenta e riflette la nostra immaginazione ecologica. Recentemente è emerso un genere chiamato shengtai wenxue 生态文学 (letteratura ecologica), considerato una delle tre nuove tendenze della letteratura cinese contemporanea, insieme alla letteratura jishi 纪实 (letteratura documentaristica) e alla fantascienza. Tuttavia, a livello globale, la situazione ecologica è meno incoraggiante rispetto a vent’anni fa: gli eventi metereologici estremi sono aumentati in modo significativo e sul piano politico, ad esempio, gli Stati Uniti potrebbero nuovamente ritirarsi dall’accordo di Parigi sul clima.3)L’intervista risale al 2024. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno dichiarato che si sarebbero nuovamente ritirati dall’Accordo di Parigi, e il ritiro è stato ufficializzato a gennaio 2026.

CC: Puoi parlarci del ruolo complementare che il giornalismo e la letteratura hanno svolto nel tuo lavoro? Quali sono i limiti e le possibilità che queste due declinazioni della scrittura possono offrire ai cittadini per comprendere e trasformare la realtà in relazione alle questioni ambientali?

HS: Le notizie giornalistiche consentono alle persone di acquisire più informazioni sulla realtà e di avvicinarsi alla verità. Questo può aiutare la letteratura ad affrontare meglio quelle stesse questioni e a raccontare le sofferenze autentiche del proprio tempo, invece di costruire castelli in aria o di indulgere in lamentele senza sostanza che portano la scrittura a rimanere confinata a un gioco linguistico sterile, oltre che superficiale e artificioso.

CC: Molte opere di fantascienza oggi descrivono l’era in cui l’essere umano è assurto a principale forza sulla Terra, il cosiddetto Antropocene. In Oceano rosso il mare ribollente descritto nei primi capitoli (la cosiddetta “zuppa primordiale”) e la rappresentazione del fenomeno della “carestia oceanica” sembrano essere indicativi di quest’epoca di trasformazione climatica senza precedenti, così come lo è il progressivo esaurimento delle risorse marine convogliato dallo scenario della “chiusura dell’oceano”. Che cosa simboleggiano queste immagini?

HS: La “chiusura dell’oceano” simboleggia la fine dell’Antropocene, la fine dell’era dell’uomo. A quel punto, anche se riuscissimo a fuggire sott’acqua non ci sarebbe comunque alcun luogo in cui nascondersi.

CC: La Cina sta affrontando alcune delle conseguenze più gravi del cambiamento climatico, e a causa dell’intensità degli eventi idrici estremi (che incidono sulla sicurezza alimentare, sulla salute, sui mezzi di sussistenza e sulla sopravvivenza) le risorse idriche sono diventate centrali nel dibattito politico dell’ultimo decennio.  Quale ruolo e quali responsabilità ritieni che abbiano oggi il mondo occidentale a guida statunitense (apparentemente incarnato, in Oceano rosso, dalla fazione dei Bianchi) e il mondo orientale a guida cinese (rappresentato, invece, dai cosiddetti Acquatici) nel plasmare le strategie ecologiche globali? Che cosa l’Europa può imparare dall’Antropocene cinese?

HS: Nel romanzo si ipotizza che la catastrofe, o fine del mondo, abbia avuto inizio in Europa. Il glorioso Rinascimento, l’epoca delle grandi esplorazioni, la rivoluzione scientifica e quella industriale si sono diffuse in tutto il mondo, ma alla fine non hanno prodotto i risultati attesi. Nell’ultima parte del romanzo, costruita secondo una struttura narrativa retrospettiva, emerge proprio questo: la flotta di Zheng He entra in contatto con gli esploratori europei, ma ciò porta a un esito catastrofico. Nella seconda parte del romanzo inoltre vengono narrate due storie che risalgono all’antica Cina, quelle di Li Daoyuan e di Zhu Xi (che rappresentano, nella filosofia tradizionale, rispettivamente il taoismo e il confucianesimo) e i loro tentativi di salvare il mondo. Eppure, di fronte all’avanzata e alla diffusione globale della formidabile logica occidentale, queste forme di pensiero tradizionale, se non vengono modernizzate e reinterpretate, rischiano di entrare in crisi o di trasformarsi in strumenti distruttivi ancora più terribili.

CC: Se le politiche pubbliche promettono di risolvere i problemi idrici locali in un arco temporale che va dai cinque ai cinquant’anni, plasmando il futuro e trasformando rapidamente la pianificazione in realtà, le rappresentazioni mediatiche si concentrano maggiormente sulla dimensione umana di questi problemi, privilegiando spesso il presente e la loro natura non pianificabile. La fantascienza e la narrativa speculativa cinese, che hanno conosciuto una grande diffusione a livello nazionale negli ultimi vent’anni e acquisito un’influenza culturale globale nell’ultimo decennio, occupano generalmente una posizione intermedia tra queste due prospettive. Talvolta, come dicevamo, riflettono l’ansia di fronte all’impossibilità di risolvere tutti i problemi del presente attraverso la pianificazione. Eppure in Oceano rosso superi l’orizzonte temporale del futuro prossimo, che indicativamente potremmo collocare tra i cinquanta e i duecento anni, rimescolando dimensioni temporali che, sovrapposte e invertite, sembrano suggerire un andamento ciclico della storia. Quali vantaggi può offrire l’adozione di una prospettiva che si spinge oltre questa temporalità di breve e medio periodo, tanto nella narrazione quanto nella politica, a favore di una che permetta di considerare, invece, ciò che potrebbe accadere tra decine, centinaia o persino migliaia di anni?

HS: Se potessimo osservare tutto ciò che accade oggi da un futuro distante, forse riusciremmo a distinguere con maggiore chiarezza ciò che è importante da ciò che non lo è. Se i politici ragionassero così forse alcuni problemi potrebbero essere risolti. Purtroppo, di fronte a questioni di vitale importanza che ci toccano da vicino nell’immediato, è molto difficile andare oltre l’orizzonte temporale del presente. Rimaniamo intrappolati nel fango della realtà considerando alcuni dettagli come questioni essenziali. Eppure, in quel momento, sono proprio quei dettagli a contare più di tutto, anche se non hanno alcun significato per la sopravvivenza dell’umanità nel lungo periodo.

CC: Nella prima parte del romanzo, per gli esseri umani acquatici, caratterizzati da una memoria a breve termine molto limitata, la Storia non è che un insieme di ricordi vaghi. Nell’ultima parte del romanzo, invece, come ci hai ricordato prima, l’attenzione si concentra sulla mitologia cinese e su personaggi del passato, e la Storia finisce per coincidere con la sezione soprannominata “Il nostro futuro”: un passato alternativo nel quale il grande esploratore Zheng He raggiunge l’Europa e inaugura un diverso corso della Storia. Perché scrivere un romanzo di fantascienza che riscrive il passato? Il passato, una dimensione temporale generalmente poco esplorata dalla fantascienza, in che modo può aiutarci a capire meglio la relazione tra esseri umani e ambiente?

HS: Ho sempre pensato che il passato sia l’ombra proiettata dal futuro, o, per dirla diversamente, che sia il futuro a determinare il passato. Tale futuro, quale passato. Anche se cercassimo di modificare il passato in un mondo parallelo, non si potrebbe comunque cambiare il futuro. Questa è la triste e inevitabile realtà. La nascita dell’essere umano e il suo rapporto con l’acqua e l’ambiente sono determinati da ciò che l’essere umano è destinato a diventare. Per quanto riguarda il romanzo, naturalmente possono esserci anche altre interpretazioni: per esempio, che il tempo o la storia siano vacui. In questa vacuità, come può l’essere umano essere dotato di significato? È una questione estremamente complessa. Nel romanzo, questa complessità si esprime attraverso l’idea di un “agire pur consci dell’impossibile impresa…”.

Immagine: particolare della copertina dall’edizione originale di Oceani sommersi

Chiara Cigarini è assegnista di ricerca presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e visiting scholar presso il Wellesley College. Ha conseguito il dottorato presso la Beijing Normal University, con un progetto di ricerca incentrato sulla fantascienza cinese. Attualmente sta conducendo il progetto IDRA nell’ambito di una Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) Global Postdoctoral Fellowship.

 

References
↑1 Oceano rosso è stato co-tradotto in italiano da Martina Renata Prosperi e da me per i tipi di ADD Editore, e pubblicato in due volumi, Oceano rosso vol. 1 e Oceano rosso vol. 2, rispettivamente nel 2023 e 2024.
↑2 L’intervista è stata realizzata in preparazione all’evento di apertura del progetto, “Visioni acquatiche”, tenutosi il 15 novembre 2024 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, durante il quale Han Song si è confrontato con Daniele Brombal e con me nel contesto del ciclo di conferenze Writers in Conversation.
↑3 L’intervista risale al 2024. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno dichiarato che si sarebbero nuovamente ritirati dall’Accordo di Parigi, e il ritiro è stato ufficializzato a gennaio 2026.