La riscoperta dopo cinquant’anni di oblio
Per più di mezzo secolo, Yujinxiang 郁金香 è rimasto sepolto nelle pagine ingiallite del Xiaoribao 小日报, un tabloid letterario di Shanghai. La sua riscoperta nel 2005,1)Luo Siling 罗四鸰, Zhang Ailing xiaoshuo “Yujinxiang” 58 nian hou chongxian, 张爱玲小说《郁金香》58 年后重现 (“Il racconto di Zhang Ailing ‘Il Tulipano’ riemerge dopo 58 anni”), Wenxuebao, 2005, p. 1. ad opera della dottoranda Li Nan durante una ricerca sui periodici minori della Shanghai degli anni Quaranta, ha restituito ai lettori un tassello fondamentale dell’opera di Zhang Ailing (1920-1995), una delle voci più affascinanti e complesse della letteratura cinese moderna.
Pubblicato a puntate tra il 16 e il 31 maggio 1947, il racconto emerge in un momento cruciale e delicato della biografia dell’autrice. Dopo due anni di quasi totale silenzio letterario (1945-1947), Zhang tentava faticosamente di ricostruire una reputazione gravemente compromessa dalle accuse di collaborazionismo con il regime di occupazione giapponese. I sospetti, seguiti al successo della scrittrice proprio durante gli anni dell’occupazione (1943-1945), erano legati fra le varie cose al suo matrimonio con Hu Lancheng, figura di spicco del governo collaborazionista di Wang Jingwei. Nel 1947 Zhang cercava di non attirare troppo l’attenzione, come si evince dalla scelta di affidare il racconto a una testata secondaria come il Xiaoribao, piuttosto che alle prestigiose riviste letterarie che l’avevano accolta nei suoi anni d’oro. Questa scelta, insieme al trasferimento a Hong Kong nel 1952, seguito dall’esilio definitivo negli Stati Uniti nel 1955, avrebbe sigillato il destino di oblio del racconto, fino alla sua riscoperta nel 2005.
Tuttavia, la pubblicazione integrale su Shanghai Literature (Shanghai wenxue 上海文学) nell’ottobre 2005 scatenò un acceso dibattito critico sulla sua autenticità. Sebbene studiosi di primo piano come Chen Zishan, massimo esperto zhanghiano in Cina, avessero immediatamente riconosciuto nel testo le caratteristiche distintive dello stile di Zhang, le voci scettiche non mancarono. I dubbi riguardavano principalmente il fatto che l’autrice non lo avesse mai menzionato, che il manoscritto originale fosse andato perduto, e che la pubblicazione su un tabloid sembrasse atipica. Ma proprio il contesto storico del 1947 spiega queste anomalie e infine la casa editrice Crown Publishing di Taiwan, detentrice esclusiva dei diritti d’autrice di Zhang Ailing, ha riconosciuto ufficialmente Yujinxiang come opera autentica, ponendo fine alle controversie.
Zhang Ailing e l’esordio nella Shanghai occupata
Per comprendere appieno la traiettoria letteraria di Zhang Ailing è necessario collocarla nel contesto letterario della Shanghai degli anni Quaranta, città che divenne il palcoscenico della sua straordinaria ascesa e del suo successivo declino.
Nata nel 1920 in una famiglia aristocratica in decadenza, Zhang crebbe in un’atmosfera opprimente, tra i festini del padre, frequentati da prostitute, e l’assenza di un autentico affetto materno.2)Xia C. T. , “Eileen Chang” in A History of Modern Chinese Fiction, Binghamton, Yale University Press, 1961, pp. 390-395. Nonostante il caos familiare e gli avvenimenti storici non la favorissero in una carriera scolastica lineare, Zhang Ailing eccelse sempre negli studi: nel 1939 superò l’esame di ammissione all’Università di Londra, ma lo scoppio della guerra rese impossibile il trasferimento. Si iscrisse quindi all’Università di Hong Kong, dove proseguì gli studi fino al dicembre 1941, quando l’occupazione giapponese la costrinse a interrompere il corso universitario a un solo semestre dalla laurea. Fu allora costretta a rientrare a Shanghai, ma anch’essa cadde sotto il controllo giapponese.
Il suo esordio avvenne nel 1943 nel cuore della Shanghai occupata. Furono proprio le circostanze dell’occupazione giapponese, che, causando la fuga di intellettuali di spicco, spianarono la strada per il ritorno in auge di una letteratura d’intrattenimento e femminile.
Per comprendere le dinamiche di questo successo è necessario ripercorrere l’evoluzione del contesto letterario cinese nei decenni precedenti, ricordando che a Shanghai, tra gli anni Dieci e Venti, grazie alle riviste, si era diffuso un filone letterario di grande successo che proponeva romanzi sentimentali, d’avventura e d’intrattenimento, scritti in uno stile accessibile, la cosiddetta “Scuola delle anatre mandarine e farfalle” (鸳鸯蝴蝶派, yuanyang hudie pai). Ma a partire dalla seconda metà degli anni Venti, la popolarità di questi “letterati talentuosi“ cominciò a scemare.
Il declino era stato causato in larga parte dall’ascesa di una nuova generazione di scrittori, legati al rinnovamento culturale avviato dal Movimento di Nuova Cultura, un movimento culturale e politico che promuoveva la modernizzazione della Cina attraverso la scienza, la democrazia, sostenendo l’uso della lingua vernacolare e l’adozione di modelli occidentali nelle forme narrative. Negli anni Trenta, poi, la crescente politicizzazione della cultura portò all’affermarsi di una letteratura rivoluzionaria di sinistra, promossa dalla Lega degli Scrittori di Sinistra (1930-1936), che praticava un realismo sociale impegnato nella denuncia delle ingiustizie di classe.3)Kirk Denton, “Historical Overview”, in Denton, K. (a cura di), The Columbia Companion to Modern Chinese Literature, New York, Columbia University Press, 2016, pp. 3-26.
Con l’occupazione giapponese a Shanghai (1941-1945) si assistette a un indebolimento dell’entusiasmo politico che aveva caratterizzato la letteratura degli anni precedenti, rendendo possibile il ritorno in auge della letteratura di intrattenimento e della funzione seriale di racconti sulle riviste. Proprio in questo contesto di rinascita della letteratura popolare e di centralità delle riviste letterarie avvenne l’esordio di Zhang Ailing.
Il 1943 segnò il suo folgorante debutto con “Incenso d’aloe” sulla rivista Violetta (Ziluolan 紫罗兰), seguita rapidamente da capolavori come “La storia del giogo d’oro” e “Amore in una città caduta”. Nel 1944, la raccolta Leggende (Chuanqi 传奇) la consacrò come fenomeno letterario: a soli ventitré anni era già una vera star, seguita con fervore sulle riviste per il suo stile di vita, i suoi abiti eccentrici, i suoi pettegolezzi. La prima edizione di Leggende andò esaurita in quattro giorni.
La fine della guerra sino-giapponese e il declino di Zhang
Tuttavia, la fine della guerra sino-giapponese nel 1945 segnò un punto di svolta drammatico. Il ritorno del governo nazionalista portò alla persecuzione dei collaborazionisti, e Zhang, pur non essendo direttamente incriminabile, finì al centro delle discussioni dell’opinione pubblica per le circostanze del suo debutto e il matrimonio con il collaborazionista Hu Lancheng.4)Yu Bin 余斌, Zhuang Ailing Chuan, 张爱玲传 (Biografia di Zhang Ailing), Pechino, Renmin wenxue chubanshe, 2013.
A partire dalla metà del 1945 si assistette alla sua prima scomparsa dalla scena letteraria, che si prolungò per ben due anni.
Il 1947, anno di pubblicazione di Yujinxiang, rappresentò un anno cruciale di transizione nella carriera di Zhang. Quando riprese la penna, la situazione era ancora delicata, pertanto l’autrice cercava di mantenersi nell’ombra avvicinandosi a riviste secondarie e dedicandosi alla stesura di sceneggiature cinematografiche.
Siccome fu proprio in questo contesto che pubblicò Yujinxiang sul Xiaoribao nel maggio del 1947, non sorprende che il racconto passò quasi inosservato. Il declino di Zhang in questi anni si riverbera anche nello status sociale dei suoi personaggi: Jinxiang, la protagonista di Yujinxiang, è appunto una serva, figura marginale che incarna perfettamente la condizione di precarietà e subordinazione in cui si trovava l’autrice stessa in quel momento storico.
La poetica della desolazione: temi e stile di Zhang Ailing
Yujinxiang condensa le dimensioni teoriche fondamentali della poetica di Zhang Ailing: gli spazi domestici come teatro di conflitti psicologici, le relazioni umane ridotte a transazioni economiche e mercificate,5)Fu Lei definisce le relazioni dei personaggi di Zhang claustrofobiche. Vedi Fu Lei 傅雷 (Xun Yu 迅雨), Tan Zhang Ailing de xiaoshuo 论张爱玲的小说 (“Sui racconti di Zhang Ailing”), Wanxiang, 3, 11, 1944. e la percezione della realtà deformata dalla desolazione esistenziale. Il racconto incarna in modo esemplare l’estetica del “contrasto sfumato” (cenci de duizhao 参差的对照) che Zhang teorizzò nei suoi saggi.6)Zhang, Ailing, Written on Water, New York, Columbia University Press, Traduzione di Andrew F. Jones, 2005.
La storia, apparentemente semplice, ruota attorno alla serva Jinxiang nella casa della Signora Ruan, dove risiedono temporaneamente anche i due fratelli di quest’ultima: Baochu, il Grande Zio, serio e riflessivo, e Baoyu, il Secondo Zio, giovane e impetuoso. Entrambi nutrono un certo interesse per Jinxiang, ma con modalità radicalmente diverse: le attenzioni di Baoyu si configurano come un flirt superficiale e aggressivo, una forma di oggettificazione del corpo femminile della serva, che può essere violato impunemente proprio in virtù della sua posizione subalterna. Il sentimento di Baochu, al contrario, si caratterizza per un’intensità autentica, ma rimane tragicamente represso dalle rigide convenzioni sociali e dalla condizione di precarietà economica che caratterizza entrambi i personaggi.
Zhang utilizza gli spazi domestici come palcoscenico privilegiato di queste dinamiche, recuperando la tradizione del romanzo domestico del periodo Qing, in particolare Il sogno della camera rossa,7)Link Perry, Mandarin Ducks and Butterflies: Popular Fiction in Early TwentiethCentury Chinese Cities, Berkeley, University of California Press, 1981, p. 7. e riadattandola al nuovo contesto sulla base del modernismo occidentale.8)Sandberg, Eric, “Eileen Chang’s ‘Sealed Off’ and the Possibility of Modernist Romance”, Calgary, Ariel: a Review of International English Literature, 2018, p. 237. Il salotto della casa Ruan, con i suoi “delicati dipinti paesaggistici cinesi” contrastati da “massicce cornici di mogano”, diventa metafora di una Cina lacerata tra tradizione e modernità, tra l’eleganza di un passato irrecuperabile e la pesantezza di un presente che soffoca ogni grazia. L’opposizione tra luce e oscurità struttura l’intero racconto: il salotto è buio, le “perline scintillanti” dei lavori femminili non riescono a illuminarlo, e questa oscurità diventa manifestazione fisica della desolazione esistenziale che attanaglia i personaggi.
Il corpo di Jinxiang, in quanto serva e donna, non le appartiene: può essere violato da Baoyu, che le ruba i vestiti mentre si cambia, costringendola a indossare abiti bagnati pur di non rimanere nuda. Quando la Signora Ruan scopre l’incidente, è Jinxiang a essere rimproverata e minacciata di essere “data via”, come si farebbe con un animale domestico indesiderato. La scena in cui Baoyu irrompe nella stanza della servitù e afferra Jinxiang mentre si trucca per Baochu è costruita come una sequenza cinematografica: Zhang muove lo sguardo del lettore come una macchina da presa, creando tensione attraverso cambi di prospettiva e ritmo. La sua prosa è potentemente visiva, caratteristica che riflette la sua profonda fascinazione per il cinema e le tecniche narrative che da esso derivano.
Perché tradurre Yujinxiang oggi
Tradurre Yujinxiang rappresenta un contributo originale agli studi zhanghiani in lingua italiana, colmando una lacuna nella conoscenza del periodo di declino dell’autrice e restituendo un racconto caduto nell’oblio per oltre cinquant’anni.
La traduzione di questo racconto ha presentato sfide significative. La lingua di Zhang è particolarissima: pur essendo scritta in vernacolare (baihua 白话), rappresenta un connubio tra continuità e rottura con le forme classiche. La sua scrittura possiede una potente qualità visiva e sensoriale, caratterizzata dall’impiego frequente di vocaboli che condensano in una singola espressione più elementi descrittivi. Ad esempio, quando descrive Jinxiang mentre si trucca, Zhang usa una serie di verbi che visualizzano ogni micro-gesto: “inumidisce il fard in polvere, lo strofina sui palmi, se lo picchietta sulle guance”. La traduzione ha cercato di preservare questa densità semantica e questo raffinato gioco di immagini senza sacrificare la fluidità del testo italiano.
Il titolo stesso, Yujinxiang 郁金香, costituisce un esempio della maestria linguistica di Zhang. In cinese moderno significa semplicemente “tulipano”, ma richiama anche il nome della protagonista Jinxiang 金香 (“Fragranza Dorata”). L’aggettivo yu 郁 possiede una natura profondamente ambivalente: può indicare sia uno stato di rinascita vegetale sia uno stato d’animo di oppressione e malinconia. Il titolo può quindi essere letto come “Tulipano”, ma anche “Jinxiang vigorosa” o “Jinxiang malinconica”.
Zhang Ailing continuò a scrivere fino alla sua morte in solitudine a Los Angeles nel 1995, ma non menzionò mai più Yujinxiang. Forse lo aveva dimenticato, come suggerisce la sua proverbiale smemoratezza; forse lo considerava un’opera minore di un periodo che preferiva cancellare. Ma oggi, a distanza di quasi ottant’anni dalla sua pubblicazione, questo racconto ci restituisce la voce di una scrittrice che non smise mai di osservare con lucidità disincantata la società circostante, dove il denaro detta le regole del sentimento e l’amore si configura come “un lusso moderno”.9)Leo Ou-fa Lee nell’analisi della celebre novella di Zhang Ailing del 1943 “Amore in una città caduta” definisce l’amore romantico un lusso moderno. Vedi Lee, Leo Ou-fan, Shanghai Modern: The Flowering of a New Urban Culture in China, 1930—1945, Cambridge, Harvard University Press, 1999, p. 295.
Yujinxiang, di Zhang Ailing
Si era appena sfilata la canottiera, quando si accorse che i vestiti puliti appesi alla sponda del letto erano spariti. “Eh?” esclamò sorpresa, e all’improvviso udì una risatina soffocata dall’esterno. Mezza sbiancata dalla paura, si precipitò a bloccare la porta…
Jinxiang spinse con entrambe le mani, a fatica, i due pesanti battenti scorrevoli vecchio stile fino a incassarli nella parete. Da quella parte si apriva il salotto, ornato con delicati dipinti paesaggistici cinesi e con specchi contornati da massicce cornici di mogano, la cui pesantezza stonava con i delicati tratti dei dipinti, come un’ampia bordatura nera su un qipao di seta. A quel tempo, tra le donne andava di moda realizzare certi dipinti floreali con uno strato di perline scintillanti, sulle proprie scarpe o addirittura sui cuscini del sofà: divenne un vero e proprio passatempo da boudoir. Eppure, in quel salotto buio era difficile cogliere un qualche tocco femminile.
Oltre la porta, i fratelli Chen Baochu e Chen Baoyu erano intenti a fare colazione. Avevano trascorso le vacanze estive a casa del Cognato, dove venivano chiamati “Grande Zio” e “Zio Secondo”, pur essendo ancora giovani universitari: del resto, Baochu si era appena laureato. Quel mattino, Baoyu non faceva che gettare lische e teste di pesce sotto il tavolo per il cane. “Basta stuzzicare quella bestia!” sbottò Baochu “guarda come hai ridotto questo posto!”. Baoyu rise: “Guarda com’è buffo questo piccoletto!” Vedendo avvicinarsi la servetta Jinxiang, si eccitò ancora di più; strappato un pezzo di pollo, stuzzicò il cane facendolo saltare sul tavolo, ridacchiando: “Jinxiang, guarda, guarda!” Jinxiang, colta con un’occhiata l’espressione rabbuiata di Baochu, esclamò: “Oh! Questo cane ha proprio bisogno di un bagno!” Presa scopa e paletta, aggiunse: “Ora pulisco qui, basta dargli da mangiare!” A quelle parole Baoyu la piantò, e imbarazzato, prese a mangiare la pappa di riso.
Dopo aver spazzato a terra, Jinxiang chiamò il cane: “Su, andiamo a fare il bagno.” Era un pechinese con il muso bianco e un ciuffo nero penzolante dalla testa fino al muso, sembrava proprio una bambina che sbircia furtivamente la gente da dietro la frangetta con i suoi occhioni. Jinxiang lo prese in braccio; Baoyu, avvicinatosi, sghignazzò grattandogli il mento: “Ma quanto è bello, con questa frangetta…ti somiglia, ha proprio il tuo stesso sguardo, peccato che non abbia il fard.” Jinxiang divincolatasi, fece per andarsene, ma Baoyu la trattenne agganciando con un dito il collare del cane. “Secondo Zio, smettila di fare lo sciocco” disse lei. “Cosa c’è?” insisté Baoyu “tu non usi il fard?” “E perché mai dovrei?” ribatté Jinxiang. Eppure, era un perfetto esempio di “bellezza fiammeggiante” che incendia tutti gli animi, con quella frangia e le ciglia lunghe che le rendevano gli occhi perennemente lucidi. Aveva il viso tondo, la vita sottile, ma allo stesso tempo era in carne. Indossava una camicia e pantaloni di un tessuto azzurro abbellito da gelsomini bianchi sparpagliati. Per stemperare l’imbarazzo, portò via il cane borbottando tra sé e sé: “Se non si lava il cane ogni tanto, si riempie di pulci!”. Baoyu correndole dietro schiamazzò: “Guarda qua, quante pulci!”. Quando Jinxiang si voltò a guardarlo con un sussulto, lui le punzecchiò la schiena: “Ecco, qua, qua e qua!”. Jinxiang si stizzì: “Il Secondo Zio è proprio…!” Baoyu, sfacciato, rise: “È proprio? Proprio bravo, eh?” Ma Jinxiang, già dileguatasi, non lo sentì neppure.
Baochu rimaneva sempre in silenzio; erano sì fratelli, ma pur sempre figli di diverse concubine. La madre di Baochu era morta prematuramente e lui era stato affidato alla madre di Baoyu, che al tempo aveva solo una figlia femmina; solo dopo nacque Baoyu. Viste le circostanze, Baochu era sempre stato un ragazzo taciturno, ma quell’estate lo aveva reso ancora più cupo, passare dagli studi al lavoro era stato come passare dall’essere figlia a nuora: un’immersione ancora più profonda nelle asprezze del mondo. Quel giorno, però, non riuscì più a trattenersi. Non appena Jinxiang se ne fu andata, disse a Baoyu: “Secondo Fratello, ma fai sul serio? Cianciare così maliziosamente con Jinxiang… che figura! È terribile se il Cognato lo viene a sapere!”. Baoyu scoppiò a ridere: “Ma che ti prende? Non posso scambiare due parole con Jinxiang che vieni a farmi la ramanzina!”. Tornato al tavolo, prese distrattamente la ciotola di riso e si mise a punzecchiare le verdure sottaceto con le bacchette, girandole e rigirandole. “Che razza di discorsi fai?” rispose Baochu “viviamo in casa della Sorella, dobbiamo essere cauti.” Baoyu ribatté: “La Sorella è mia Sorella, parli come se fossimo degli estranei!”, Baochu non replicò.
Nel frattempo, Jinxiang si era recata in cucina a prendere l’acqua calda per lavare il cane, dove trovò anche l’Anziana Signora intenta a impastare. “Oh! L’Anziana Signora si è messa all’opera di buon mattino!” esclamò Jinxiang con un sorriso. Jinxiang era pur sempre una delle serve della defunta padrona di casa; da quando il signore aveva sposato la nuova moglie, si era ritrovata a essere una specie di reliquia nella residenza dei Ruan: era sempre estremamente cauta e cercava astutamente di ingraziarsela. In realtà, la madre della Signora Ruan era soltanto una vecchia concubina, e Jinxiang era l’unica che si precipitasse a chiamarla “Anziana Signora”. La Vecchia Concubina era abbastanza corpulenta e, per via della sua bassa statura, teneva sempre la testa sollevata. Il suo volto, un tempo sodo, si era ridotto per la vecchiaia a due sottili occhi e una bocca senza labbra, penzolante e appesantito dalle rughe. Pechinese, di umili origini, aveva vissuto momenti di terrore durante la rivolta dei Boxer contro i traditori, quando la sua famiglia completamente derubata l’aveva venduta alla famiglia Chen, dove aveva lavorato come serva sino ad essere elevata al rango di concubina.
Nonostante i decenni trascorsi, conservava un certo sapore delle piccole famiglie del Nord, proprio come la Zia Zhang in La leggenda degli eroici amanti, la quale, al primo accenno di cielo minaccioso, esclamava: “Che prepariamo di buono per quest’aria pesante?”. Anche lei trovava sempre un pretesto del genere, quella mattina, rivolgendosi a Jinxiang, dichiarò: “Mi sono svegliata con la bocca insipida… mi sa che preparerò degli spaghetti in brodo di gallina!” Mise la ciotola della farina sotto il rubinetto per aggiungerci dell’acqua, ma il tubo si staccò facendo schizzare l’acqua ovunque. “Oh, Anziana Signora, le si sono bagnate le scarpe!”, esclamò Jinxiang; siccome l’Anziana Signora non le vedeva per via della pancia troppo sporgente, Jinxiang si accovacciò al posto suo per asciugargliele.
Quando l’acqua bollì, Jinxiang salì le scale con la brocca in una mano e il cane stretto sotto il braccio; ma all’improvviso, avvertì un prurito insistente dappertutto: prima sul dorso del piede, poi alla vita dei pantaloni… Resasi conto che erano le pulci, si fece prendere dal panico: messo giù il cane, corse a cambiarsi. La stanza della servitù era un locale angusto colmo di letti e bauli in disordine: se le pulci fossero saltate sui letti, il danno sarebbe stato irreparabile. Allora le venne un’idea: l’acqua destinata al bagno del cane, perché non versarla nella tinozza rossa e immergervi i vestiti? Sebbene fosse chiusa, si mise dietro la porta, temendo che potesse entrare da un momento all’altro. Si era appena sfilata la canottiera, quando si accorse che i vestiti puliti appesi alla sponda del letto erano spariti. “Eh?” esclamò sorpresa, e all’improvviso udì una risatina soffocata dall’esterno. Mezza sbiancata dalla paura, si precipitò a bloccare la porta: “Ehi, Secondo Zio” gridò, “ridammi i vestiti!”. “Smettila di chiamarmi Secondo Zio!” replicò Baoyu dall’altra parte. “Ma se è quel che sei, come devo chiamarti? Ti prego, restituiscimeli, poi ne riparliamo!” Baoyu, in fondo era un codardo: non osando aprire la porta per sbirciare, si limitò a ribattere: “No, chiamami come si deve e te li ridò”.
Jinxiang lo implorò: “Secondo Zio! Ridammeli!”, allora Baoyu sbottò: “Non ti ho detto di smetterla con questo ‘Secondo Zio’?!” Jinxiang esitò un momento, poi cambiò tono: “Se non me li ridai subito, mi metto a urlare!”, Baoyu rise: “Scommetto che non ne hai il coraggio!” A quel punto, Jinxiang, furiosa, tirò fuori dalla tinozza i vestiti bagnati, strizzati alla meglio, se li infilò alla rinfusa.
Baoyu, dopotutto era un pivello, si dileguò rosso in viso per la vergogna e con il cuore in subbuglio, borbottando: “Voglio proprio vedere se si mette a urlare!”. Proprio allora, Baochu gli si parò davanti e vedendolo scombussolato gli chiese: “Che diavolo stai combinando?”. Riconoscendo i vestiti che aveva in mano aggiunse: “Ma questi non sono di Jinxiang?”. Baoyu, ancora un po’ trasognato, rispose con un sorriso incerto: “Certo! Così testarda… se non mi chiama come si deve, non glieli restituisco!”. Baochu con un gesto secco, gli strappò i vestiti di mano, urlandogli: “Stai davvero esagerando!” Solo allora Baoyu parve risvegliarsi dal sogno, spalancando gli occhi stupito. Con un “oh!” se ne andò a testa alta.
Baochu bussò alla porta: “Jinxiang!”. Riconoscendo la voce, Jinxiang aprì subito mentre si sforzava di tenere i vestiti sollevati per evitare che le si appiccicassero addosso. “Che succede? Perché indossi vestiti bagnati?” esclamò Baochu. Con le guance in fiamme, Jinxiang prese i vestiti che lui le porgeva mormorando a testa bassa: “Stavo per cambiarmi… ma il Secondo Zio me li ha portati via”. La sua voce, già naturalmente roca come quella di chi ha pianto a lungo, ora ancor più bassa, trasmetteva una certa malinconia. Baochu non disse nulla e se ne andò. Intanto, la Signora Ruan, appena sveglia, suonò il campanello per la servitù. La Vecchia Concubina, come da rituale, si presentò al capezzale della figlia e, sempre come da rituale, la Signora Ruan la accolse con un gelido “Madre”. Il volto pallido e allungato insieme ai due grandi occhi luminosi della Signora Ruan ricordava una Fanyi senza una parte da recitare, come se la pioggia di Tempesta10)Fanyi è la protagonista del dramma Tempesta (1934) di Cao Yu, donna oppressa che attende invano la liberazione, coinvolta in faide familiari che riflettono le profonde contraddizioni della Cina feudale. non fosse mai caduta.
“Come mai oggi ti sei svegliata così presto?” chiese la Vecchia Concubina. “Non ne parliamo!” rispose la Signora Ruan “proprio stamane che avrei voluto dormire un altro po’, con chi è che starnazzava Jinxiang?”. La Vecchia Concubina, che in realtà aveva sentito dei vestiti rubati, si limitò a borbottare un “mh… ah…”, senza osare aggiungere altro. Proprio in quel momento entrò la cameriera della Vecchia Concubina, Mamma Rong, portandole uno stuzzicadenti. La Vecchia Concubina si mise a pulirsi i denti lentamente, con una mano a coprirle la bocca come per confidarsi in un orecchio invisibile, con l’aria di chi nasconde qualcosa. Allora la Signora Ruan subito si insospettì: “Insomma, con chi schiamazzava quella ragazza?” “Io ero al piano di sotto a preparare gli spaghetti” rispose la Vecchia Concubina “non ho sentito nulla.” La Signora Ruan ordinò seccamente: “Mamma Rong, vai a chiamarmi Jinxiang!”, mentre si alzava dal letto infilandosi le pantofole. Arrivata la ragazza, la ricoprì di insulti, questa all’inizio non replicò, ma gli insulti si fecero sempre più feroci: “Cosa diavolo gridavi? Sicuramente facevi la sgualdrina” “Niente…” disse Jinxiang aggrottando le sopracciglia, “era il Secondo Zio…” La Signora Ruan si infuriò ancor di più, non solo quell’inetto di suo fratello osava sollazzarsi con la servitù, ma doveva proprio scegliere la domestica della prima moglie di suo marito! Peggio ancora, dava alla gente il pretesto di ripetere la frase fatta “bastardo, figlio di una serva”, insultando anche lei! Incapace di esprimere la propria amarezza, non poté che urlarle: “Dannata serva! Così folle da tirare in ballo il Secondo Zio! Smettila con le tue provocazioni! Se ti azzardi ancora una volta a stuzzicare gli zii, ti caccio via all’istante!”. Jinxiang, singhiozzando a dirotto, cercava ancora di difendersi, ma la Vecchia Concubina, con le buone e con le cattive, riuscì a spingerla fuori: “Basta così, vai! La prossima volta evita di parlare con gli zii, ignorali e basta!”
La Signora Ruan, sentendosi soffocare per la rabbia, si accese una sigaretta e si appoggiò al letto fumando: “Devo proprio chiedere al Secondo Fratello cosa diavolo è successo!”. “Baoyu è uscito, i due fratelli sono andati a nuotare a Hongkou”, replicò la Vecchia Concubina. La Signora Ruan posò un piede sul letto per infilarsi una calza, ma essendo così magra, le calze non le aderivano mai bene: sempre troppo larghe, si afflosciavano formando pieghe scure come macchie d’inchiostro. Aggrottando le sopracciglia, aggiunse: “Madre, anche tu dovresti riprenderli ogni tanto! Anche io ho notato che il Secondo Fratello spesso e volentieri parla a vanvera.”. La Vecchia Concubina tossendo imbarazzata, sospirò: “Eh! Studia come un matto tutto l’anno, e non può neanche fare due battutine quando torna a casa? Che pesantezza!”. La Signora Ruan, furiosa, ribatté: “Ecco, madre, facciamo così: se non glielo dici tu, glielo dico io!”. La vecchia, temendo che la figlia potesse essere troppo dura, si affrettò a placarla: “Su, su, non arrabbiarti! Appena torna glielo dico, d’accordo?”.
La Vecchia Concubina era intimorita da sua figlia, dai suoi figli e persino da Mamma Rong. Quella domestica alta e impettita, con il portamento fiero delle donne Manciù, un viso allungato e leale simile a un cavallo marrone, imbarazzava persino lei che ne era la padrona. Quel giorno, Mamma Rong le si avvicinò in disparte: “La Signora mi ha appena detto di cercare un marito per quella Jinxiang”. “Vuole davvero darla via?” rispose la Vecchia Concubina. “La nostra Signora… appena sposata, ha licenziato tutti i vecchi domestici. Adesso la gente dirà che non riesce neppure tenere a bada una ragazzina!”. Mamma Rong convenne: “Eh, già! E poi… chi mai la vorrebbe, quella serva? Tutti sanno che fa la sciocchina con i giovani signori. Anziana Signora, dovete assolutamente parlare con il Secondo Giovane Signore: è davvero indecente il modo in cui stuzzica Jinxiang! Non ci pensa, Signora? Da quando l’Anziano Signore è venuto a mancare, quanti anni di stenti abbiamo passato! Adesso possiamo contare su nostro Genero, e anche i Giovani Signori dipendono da lui, e anche in futuro sarà così. Ma se venisse a sapere di queste cose, di certo non ne sarebbe contento!”. L’Anziana Signora non poté che subire il discorsetto di Mamma Rong annuendo ripetutamente, finché non la scacciò con la mano: “Basta blaterare! Lo so, quando torna glielo dirò!”
Baochu e Baoyu tornarono solo dopo cena, mentre il Cognato era uscito per questioni d’affari, lasciando la Signora Ruan e la Vecchia Concubina al fresco sulla veranda. Dopo essersi fatto un bagno, Baoyu salì al piano di sopra; il corridoio era buio e silenzioso, ma dalla stanza della servitù filtrava una luce: forse c’era Jinxiang, pensò, altrimenti, trattandosi di qualcun altro, si sarebbe limitato a cercare le ciabatte. La porta si aprì. Jinxiang, avendo lavorato tutto il giorno, si era resa conto di avere il viso tutto sudato; vedendo rientrare Baochu, imbarazzata era corsa a rinfrescarsi il viso con un asciugamano. Poi, aveva inumidito il fard in polvere, strofinatolo sui palmi, se lo picchiettò sulle guance. Alla tenue luce della lampada, si chinò verso il davanzale su cui c’era uno specchietto ovale, traballante nonostante lo spago che fissava le due estremità. Fece un passo indietro per ammirare il risultato, quando improvvisamente Baoyu le afferrò i polsi da dietro. “Ah, ti ho beccata!” ridacchiò. “E lo negavi, non usi il fard, eh?” Jinxiang aveva ancora i palmi rossi, mentre le guance, ora impallidite, erano di un bianco spettrale.
Rimasta muta, Jinxiang si limitò a divincolarsi, macchiando di rosso acceso la camicia di Baoyu. Ma lui non ci badava minimamente: fissava ipnotizzato il braccialetto di plastica porpora, sottile come un capello, che sembrava ora segarle ora abbracciarle il braccio candido e carnoso, stregandolo quanto i Racconti straordinari dello studio Liao.11)Raccolta di racconti in stile chuanqi, composta dallo scrittore Pu Songling (蒲松龄, 1640-1715) durante la dinastia Qing e pubblicata postuma nel 1766. I racconti narrano storie di fantasmi, volpi-spirito che assumono forma umana, demoni e creature soprannaturali, spesso intrecciati con vicende amorose tra umani e esseri ultraterreni. Baoyu si avvicinò al gomito di lei, come per annusarla, ma lei lo spinse con tale forza che lui cadde sul letto di un’anziana serva, che per poco non si ribaltò, e una scarpa mal allacciata si scaraventò a terra con un tonfo. In quel momento Mamma Li la chiamò da fuori: “Jinxiang, vai a lavare la tinozza! Grande Zio deve farsi il bagno.” Prima ancora di finire la frase, spalancò la porta, trovandosi dinanzi a una scena alquanto inaspettata. Baoyu si alzò cercando di infilarsi la scarpa in fretta, mentre Jinxiang sgattaiolò via a testa bassa, con la frangia scompigliata a coprirle gli occhi.
Nella sala da pranzo affacciata sulla veranda, la radio era accesa e trasmetteva l’adattamento teatrale Wang Xifeng mette a soqquadro il palazzo dei Ning. La stanza illuminata dalle lampadine era animata dalle voci radiofoniche, generando un chiacchiericcio interno contrapposto a quello delle persone fuori al buio. Baochu sedeva con la Signora Ruan e la Vecchia Concubina sulla veranda della villa coloniale vecchio stile. Ogni pilastro della ringhiera di pietra era sormontato da una sfera che sembrava la testa rasata di un monaco, come le sagome dei monaci guerrieri appollaiati su tetti bui nei romanzi di arti marziali. A guardarla, provava sempre un certo turbamento: dopotutto quella casa così singolare non era mica la sua. Persino il suono dei clacson in strada gli sembrava ovattato, come un’eco proveniente da un’epoca lontana. Mamma Rong gli chiese di scriverle il carattere “Rong” sul suo ventaglio di foglia di banano, poi, si mise sotto la luce della porta a ricalcarlo con un bastoncino d’incenso antizanzare.
Baochu si rivolse alla Signora Ruan: “Poco fa abbiamo incontrato la Signorina Yan con sua madre. La madre è stata così gentile da invitarci da loro domani.” La Signorina Yan, loro vecchia compagna di scuola, dopo la laurea si era dedicata a diverse attività di beneficenza, oltre che all’accoglienza di ospiti stranieri, ritrovandosi quasi ogni giorno all’aeroporto con mazzi di fiori: era, insomma, una di quelle cinesi sempre in prima linea, una figura pubblica. Aveva due occhi corvini e un viso triangolare, dalla fronte stretta e larghe guance rosate, mentre i contorni ricordavano una foglia di loto sfrangiata. Nell’imbattersi in qualcuno, soleva stringergli la mano con calore e solennità, e dopo aver conversato qualche minuto, gliela stringeva di nuovo congedandosi.
La Vecchia Concubina intervenne: “Ah quella… quella Signorina Yan? Siamo parenti lontani!” “Di che famiglia è?” domandò la Signora Ruan. “Be’, è la figlia di Yan Yuheng” rispose la Vecchia Concubina. La Signora Ruan annuì: “Ah, mi hanno detto che Yan Yuheng è entrato da poco nel Ministero degli Esteri!” fece una pausa prima di aggiungere: “Ma quella Signora Yan non starà mica interessata a voi due?”. “Non penso proprio” sorrise Baochu, districando distrattamente i fili di vimini della sedia; si stava già pentendo di aver tirato fuori l’argomento.
“Quanti anni ha la Signorina?” chiese la Vecchia Concubina. La Signora Ruan, del tutto indifferente all’età della ragazza, replicò: “Diventando genero di Yan Yuheng, con la sua raccomandazione, sarebbe una passeggiata trovare un lavoro decente! Invece no, conti su tuo cognato… dopo un’estate intera non è riuscito a trovarti nulla, finirà per buttarti in una sua filiale a Xuzhou.” La Vecchia Concubina iniziò a preoccuparsi: “Aspetta, ma allora… accetterai l’incarico?” chiese a Baochu. “Meglio che lo accetti lui. Il Secondo Fratello è così infantile, come potrebbe lasciare la casa?” intervenne la Signora Ruan. Solo allora la Vecchia Concubina si tranquillizzò, ma subito aggiunse: ”E questa Signorina Yan…?” Baochu subito si intromise: “La Signorina Yan sarebbe perfetta per il Secondo Fratello, non so cosa ne pensi lui.” La Signora Ruan lo canzonò: “E tu invece? Anche tu dovresti iniziare a guardarti intorno! Oggigiorno tutti optano per l’amore libero, non ci si può più affidare alle mere presentazioni!” Baochu sorrise: “Credo che sia troppo presto per parlare di matrimonio. Prima la carriera, poi vediamo.”
Proprio in quel momento arrivò Baoyu. “Eccoti qua, nostra madre ti sta trovando moglie!” ridacchiò Baochu. “Tuo Fratello ci stava parlando di una certa Signorina Yan”, aggiunse la Signora Ruan “secondo me è perfetta, dove la troviamo una famiglia migliore?” Baoyu si era appena seduto, ma si rialzò avvicinandosi alla ringhiera per scrutare l’esterno con un sorriso sarcastico: “Ah, la Signorina Yan! Ha già la faccia da moglie di diplomatico… no grazie, non sono all’altezza!” La Vecchia Concubina si agitò: “Ma che dici! Tuo padre non è forse stato Segretario dell’Ambasciata in Bulgaria? Sei persino nato lì!” Baoyu senza ribattere entrò nella stanza per sintonizzare la radio. La Signora Ruan lo seguì osservandolo con uno sguardo gelido, poi lo apostrofò: “Puah! Ti sei lavato senza cambiarti, eh?”. “Certo che no” rispose Baoyu confuso. Allora la Signora Ruan indicando la grossa macchia di fard sul colletto lo schernì: “Davvero? E questa cos’è?”. Baoyu abbassò lo sguardo per guardarsi; non potendo fare a meno di arrossire, se la svignò in un baleno.
Mamma Li venne a chiamare Baochu per il bagno. La Vecchia Concubina, che diventava sempre loquacissima in compagnia dei domestici ed era proprio in vena di chiacchiere, si mise a raccontare a Mamma Li il capitolo più glorioso della sua vita, quando il padre di Baochu e Baoyu la portò con sé in Bulgaria come diplomatico. “Ah! All’epoca avevo solo diciassette anni!” esclamò sventolando il ventaglio “e quella nave tedesca era enorme! Piena zeppa di tedeschi, perfino gli inservienti erano tedeschi, che servizio impeccabile! Ero una giovane irruenta e quell’inserviente non lo fece mica di proposito: quando salii sulla nave si precipitò ad aiutarmi, ma io mi vergognavo, non so come lui mi precipitò addosso, e io, di scatto, gli mollai un ceffone che per poco non cadde giù a mare! E che raffinatezza quegli appartamenti dell’ambasciata, e quella sala da ballo… niente a che vedere con quelle di Shanghai, era così vasta e alta che persino il soffitto aveva le finestre! Io e altre serve ci affacciavamo di nascosto… che ingenue che eravamo, morivamo dalla vergogna solo a guardare le coppie che si abbracciavano! In fondo, quella Sai Jinhua non faceva altro che bighellonare con loro! Io però non avevo la sua faccia tosta… non che dipendesse da me, mio marito non me l’avrebbe mai permesso. All’epoca ero giovane, avevo una memoria d’acciaio, e mi misi pure a studiare il francese… imparai a memoria tutto l’alfabeto” e si mise a declamarle lentamente: “Ah, bé, sé, dé…”
La Signora Ruan tornò sulla veranda e chiese a Mamma Li se poco prima il Secondo Giovane Signore fosse con Jinxiang. Baoyu, con la coscienza sporca, dopo essersi cambiato non era più tornato, ma quando la Signora Ruan lo mandò a chiamare per l’anguria non ebbe scelta. La Signora si mise a parlare d’altro con nonchalance, poi improvvisamente chiese con aria gentile: “Domani andate dai Yan per pranzo o per cena?”. “Non ci voglio andare” rispose Baoyu. “E perché no?” ribatté la Vecchia Concubina “vi hanno invitato con tutti i riguardi!”
“Non ci voglio andare, punto e basta! Troppe chiacchiere!” frignò Baoyu. “Sei sempre il solito immaturo!” lo rimproverò la Signora Ruan “fai lo schizzinoso con le ragazze perbene, e nel frattempo te la spassi con le servette, che fine ha fatto il mio onore!” Baoyu sbuffò: “Diamine, Sorella! Ho solo detto che non voglio andarci e subito parti a farmi la predica!” La Signora Ruan sogghignò: “Credi che io non lo sappia? Solo perché non vi ho visto pensavi che non lo venissi a sapere? Due di voi a fare baccano sul letto… cosa penserà la gente? E quella roba sulla tua camicia, sai benissimo di cosa parlo! Che umiliazione, perfino per me, se tuo Cognato lo venisse a sapere!”. La Vecchia Concubina intervenne all’istante: “La Sorella ha ragione, vai al pranzo di domani, che ti costa?”. Baoyu alle strette aggrottò le sopracciglia: “Va bene, va bene, ci vado e basta, soddisfatte?”
Il giorno seguente Baoyu si recò da solo al banchetto dei Yan, senza Baochu. Quella sera, mentre la Signora Ruan, suo marito e la Vecchia Concubina si erano radunati per ascoltare alla radio la trasmissione dell’opera di Ma Lianliang, Baochu, che di opera non ci capiva nulla, se n’era andato quasi subito nella sua stanza al piano di sotto, ma non si aspettava di trovarci qualcuno. Il suo letto e quello di Baoyu erano stati spostati nell’angolo insieme al tavolo e alle sedie, liberando un po’ di spazio, dove Jinxiang era accovacciata intenta a rammendare una trapunta. I due imponenti battenti di mogano che davano sulla sala da pranzo erano incassati, formando una parete cupa. Alla luce della lampada, c’era la trapunta di seta rosata su cui risplendevano due enormi fiori di loto: sembravano un immenso stagno increspato di un rosso vivido. Jinxiang, che lo calpestava a piedi nudi, appariva come una visione celestiale.
Baochu rimase di sasso. Quando Jinxiang si accorse della sua presenza, lo guardò con un sorriso alzandosi di scatto. Dopo essersi infilata le scarpe di stoffa che erano lì accanto, si avvicinò alla finestra dove c’erano il permesso di soggiorno e l’attestato medico stesi ad asciugare. Glieli porse con un sorriso accigliato: “Grande Zio, questi erano nelle tue tasche, si sono bagnati lavando i vestiti, non li avevo proprio visti! Questo è l’abbonamento mensile del tram, vero?”
Poi un po’ impacciata aggiunse: “In realtà mi son buttata a indovinare.” “Sei molto sveglia” le sussurrò Baochu. “Tempo fa quando la Signora era di buon umore, mi insegnava a leggere qualche carattere… così, per gioco” spiegò con un sorriso modesto, che mascherava una vena di malinconia. “Si è staccata la foto da qui sopra”, aggiunse distendendo piano piano l’abbonamento sul davanzale. Baochu sfogliò la pila di documenti, ma la foto non era da nessuna parte: che fine aveva fatto quella fototessera con il timbro blu? Se l’era tenuta lei? “Anche i caratteri si sono sbiaditi”, continuò lei. “Una volta asciutto sarà ancora valido?” “Non importa” rispose lui “ormai non mi serviranno più, dopodomani me ne vado.” Jinxiang trasalì, “te ne vai?” mormorò, “e dove?” “Il Cognato mi ha trovato un impiego in banca, a Xuzhou.” Jinxiang rimase in silenzio, poi con un lieve sorriso disse: “Ah, ecco perché la Signora mi ha chiesto di cucire una trapunta, mi chiedevo come mai visto il caldo.”
Detto ciò, Jinxiang tornò a rammendare la trapunta, inginocchiandosi direttamente sulla seta rosata, senza togliersi le scarpe. Baochu, quasi involontariamente, si inginocchiò accanto a lei, come su un tappeto nuziale. Jinxiang lanciò un’occhiata verso la porta mormorandogli di alzarsi subito, ma lui le afferrò la mano, e lei, chinando il capo, si asciugò le lacrime con il fazzoletto al polso. Lacrime rosse, macchiate dal fard. Baochu alla fine obbedì alzandosi, ma si mise a camminare avanti e dietro nella stanza balbettando: “Credo che… aspetta che io…quando la situazione sarà migliore, io io…io troverò un modo… allora…” Jinxiang scoppiò in singhiozzi: “Come potremmo mai?”
A dire il vero, pronunciando quelle parole Baochu si rese conto di quanto suonassero irreali, eppure insistette ostinato: “Perché come potremmo? Voglio dire, quando sarò più indipendente… Mi aspetterai, si? Promettimelo.” Jinxiang scosse il capo, cercando a tutti i costi di trattenere le lacrime. Il suo incarnato, sotto le chiazze del fard, era pallido come una mela acerba. Scosse ancora il capo: “Non è che non voglio promettertelo, è che so che è impossibile… Oh, guarda che sbadata… dov’è finito quell’ago enorme?” Più si agitava, meno riusciva a trovarlo; si mise a tastare la trapunta qua e là, sospirando: “Accidenti, se è finito nell’imbottitura è pericoloso!”. Baochu si accovacciò per aiutarla: voltarono e rivoltarono la trapunta per tre ore senza trovare l’ago. “Tanto vale morire per colpa dell’ago, poco m’importa”, questo era il genere di pensieri che gli ronzavano per la testa.
Tuttavia, il giorno della partenza, andò a dirgli che l’ago l’aveva trovato, era sulla scollatura della sua camicia. Voleva rassicurarlo, ma al contrario quelle parole lo lasciarono deluso, con un vuoto dentro ancor più profondo. Eppure, non era tutta colpa sua? Sapeva bene perché lei era stata così risoluta: perché lui non lo era stato abbastanza.
Seduto sul risciò, con il borsone tra le braccia e la valigia sotto le ginocchia, allungando una mano per controllare se in tasca avesse gli spiccioli per il tiratore, trovò invece un portacarte di raso bianco con due scomparti interni rivestiti di cellofan, in cui erano sistemati il permesso di soggiorno e l’attestato medico. Quel raso doveva essere un avanzo di stoffa, forse di un paio di scarpe, dalla cucitura spuntava ancora un lembo di carta gialla. Era stato realizzato con meticolosità; Jinxiang doveva aver pensato che fosse l’accessorio più utile per un uomo, ma in realtà appariva ridicolmente modesto e, per di più, non era nemmeno molto pratico, troppo piccolo per via delle dimensioni calibrate al millimetro: una volta alla stazione, tirati fuori i documenti, non li aveva mai più rimessi a posto, era troppo tedioso.
Nonostante ciò, lo teneva in un cassetto tra lettere e pergamene, e ogni tanto che finiva sotto i suoi occhi per puro caso, una fitta di malinconia gli attraversava il petto. Ma non aveva il coraggio di disfarsene, finché trascorsi un paio di anni non escogitò un piano ingegnosissimo: lo infilò tra le pagine ancora attaccate di un romanzo, di quelli voluminosi che nessuno prende mai dalla biblioteca, proprio nel punto più struggente della storia, e poi lo restituì. Un appassionato di questo genere di letture ne avrebbe colto il significato, magari chissà, trovando un cimelio del genere in quel passaggio così commuovente ne avrebbe intuito il motivo. O per lo meno…lo avrebbe gettato al posto suo! Lì per lì si compiacque della sua sagacia, ma ripensandoci in seguito lo trovò alquanto patetico.
Con gli anni, varcò la soglia della mezza età e alla fine si sposò: per quanto la Sorella e il Cognato avessero approvato il matrimonio di Baochu, bastò comunque una sciocchezza per prendere in antipatia la consorte. Quanto a Jinxiang, già si era maritata da un pezzo. La Sorella aveva il solito vizio di chiedere a chiunque di portarle la qualunque: non si limitava a calze di sete e lane di Hong Kong come le signore perbene, sognava invece di tenere il mondo intero in movimento, standosene tutto il giorno stesa sul divano. Baochu faceva continuamente compere a Xuzhou per lei, senza mai riuscire a soddisfarla, anzi, gli dava pure del buono a nulla. Dopo il matrimonio, insistette per raccomandargli una domestica da portare con sé; Baochu non voleva complicarsi inutilmente la vita, mentre la moglie preferiva evitare di essere costantemente monitorata, che fosse larga o stretta di maniche, i parenti avrebbero avuto da ridire su ogni cosa. In realtà, la domestica stessa non voleva andarci, perché aveva saputo dell’acqua da prendere al pozzo, ma la Signora Ruan si offese dando tutta la colpa a lui. Nel frattempo, Baochu era stato promosso a responsabile della contabilità nella filiale, non aveva più speranze d’ascesa, ma ormai avrebbe dovuto capirlo da tempo: quelli come lui non sono fatti per arricchirsi.
Una primavera tornò da solo a Shanghai per farsi estrarre due denti cariati dallo stesso dentista che aveva messo la dentiera alla Vecchia Concubina. La Vecchia Concubina viveva ancora con la figlia, visto che la Signorina Yan da dopo il matrimonio con Baoyu non la sopportava più; Baochu la andò a trovare un paio di volte, ma preferì alloggiare da un amico. Per lo studio del dentista, che era in uno stabile, bisognava prendere l’ascensore. Quando Baochu entrò, c’era già una ragazzina con un cane in braccio. Baochu la guardò meglio, era persino più piccola di Jinxiang ai tempi che furono, appena quindicenne o sedicenne, l’aria sfacciata e due occhi appuntiti come semi di girasole. Di norma alla servitù non era consentito l’uso dell’ascensore e l’addetto la sgridò con un’occhiata torva: “Vai, sparisci!”, ma la ragazzina rimase lì con quel tanfo di cane. Allora un gruppo di cuoche e serve rientrate dalle compere ne approfittò per intrufolarsi ridacchiando, e l’addetto seppur brontolando, finì per caricarle tutte. Un brusio confuso riempiva l’ascensore, e a Baochu sussultò quando parve di udire qualcuno chiamare “Jinxiang!” Sussultò, arrivando a dubitare se fosse stato lui stesso a pronunciare involontariamente quel nome. Erano uno addosso all’altro per cui era difficile distinguere i volti senza destare sospetti, e poi ripensando alle signore di poco prima non ne ricordava nessuna in particolare, erano tutte domestiche anonime. Anche se lei fosse stata lì, in quel vasto mare di gente, sarebbe stato difficile riconoscerla con i segni del tempo. Meglio non incontrarla, pensò. La porta dell’ascensore aveva un oblò ornato da un fiore di ferro incastonato nel vetro, ma in un battito di ciglia scomparve. Al piano successivo riapparve dall’oscurità, l’ombra del fiore fu trafitta da una luna luminosa. Luce, oscurità, poi luce, poi oscurità. Terzo piano, quarto piano, il gruppo man mano si diradò, dei rimasti nessuno poteva essere Jinxiang. La sera prima di lasciare Shanghai, tornò dalla Sorella, dove c’era anche la moglie di Baoyu, che non era cambiata per nulla dai tempi in cui era la Signorina, se non per le forme rimpolpate somiglianti ad un pupazzo di neve, il viso niveo incastonato da due diamanti corvini e due aloni rosati sulle guance; accoglieva gli ospiti con la stessa solennità e vivacità di un tempo. Baochu guardandola pensò che non poi fosse male, in fondo, non era così diversa da sua moglie, entrambe nate per essere la moglie di; quanto al perché avesse sposato l’una e non l’altra era troppo tardi per domandarselo.
Vagamente disorientato, improvvisamente un particolare attirò la sua attenzione: la Signora Ruan parlava di assumere una nuova domestica e la Vecchia Concubina suggerì: “Perché non richiami proprio quella Jinxiang? Era così brava.” La Vecchia Concubina le aveva sempre voluto bene, perché “quella ragazzina era proprio premurosa”. La Signora Ruan replicò con un tono pungente: “Ma non si era sistemata come moglie di un padrone?”. “Macché!” sbuffò la Vecchia Concubina, “l’ho incontrata l’altro giorno andando dal dentista e mi ha chiesto di trovarle un lavoro. Abita proprio sotto lo studio, la famiglia è numerosa e la vita è dura, mi ha detto. Il marito la maltratta, non le dà un soldo, ma si è stufata e ha deciso di lavorare. Ha anche due bambini da mantenere.”. La Signora Yan sogghignò: “Ma non è quella Jinxiang innamorata di Baoyu?”.
Baochu non udì altro, solo un forte dolore al petto… era sempre così la vita, senza scarto tra giusto e sbagliato, tra bianco e nero? Si appoggiò alla finestra con la luce della lampada alle sue spalle, mentre quello starnazzare e sghignazzare femminile diveniva sempre più fioco, mentre in strada risuonava il tintinnio limpido e distinto del bastone di un cieco. Man mano, la notte sembrava farsi sempre più nera, sempre più profonda.
Traduzione di Caterina Aurilia
Immagine: il racconto stampato sul giornale Xiaoribao
Caterina Aurilia ha conseguito una laurea magistrale in letterature e culture comparate all’Università Orientale di Napoli con una tesi dal titolo Il racconto perduto di Zhang Ailing, Analisi e traduzione di Yujinxiang.
| ↑1 | Luo Siling 罗四鸰, Zhang Ailing xiaoshuo “Yujinxiang” 58 nian hou chongxian, 张爱玲小说《郁金香》58 年后重现 (“Il racconto di Zhang Ailing ‘Il Tulipano’ riemerge dopo 58 anni”), Wenxuebao, 2005, p. 1. |
|---|---|
| ↑2 | Xia C. T. , “Eileen Chang” in A History of Modern Chinese Fiction, Binghamton, Yale University Press, 1961, pp. 390-395. |
| ↑3 | Kirk Denton, “Historical Overview”, in Denton, K. (a cura di), The Columbia Companion to Modern Chinese Literature, New York, Columbia University Press, 2016, pp. 3-26. |
| ↑4 | Yu Bin 余斌, Zhuang Ailing Chuan, 张爱玲传 (Biografia di Zhang Ailing), Pechino, Renmin wenxue chubanshe, 2013. |
| ↑5 | Fu Lei definisce le relazioni dei personaggi di Zhang claustrofobiche. Vedi Fu Lei 傅雷 (Xun Yu 迅雨), Tan Zhang Ailing de xiaoshuo 论张爱玲的小说 (“Sui racconti di Zhang Ailing”), Wanxiang, 3, 11, 1944. |
| ↑6 | Zhang, Ailing, Written on Water, New York, Columbia University Press, Traduzione di Andrew F. Jones, 2005. |
| ↑7 | Link Perry, Mandarin Ducks and Butterflies: Popular Fiction in Early TwentiethCentury Chinese Cities, Berkeley, University of California Press, 1981, p. 7. |
| ↑8 | Sandberg, Eric, “Eileen Chang’s ‘Sealed Off’ and the Possibility of Modernist Romance”, Calgary, Ariel: a Review of International English Literature, 2018, p. 237. |
| ↑9 | Leo Ou-fa Lee nell’analisi della celebre novella di Zhang Ailing del 1943 “Amore in una città caduta” definisce l’amore romantico un lusso moderno. Vedi Lee, Leo Ou-fan, Shanghai Modern: The Flowering of a New Urban Culture in China, 1930—1945, Cambridge, Harvard University Press, 1999, p. 295. |
| ↑10 | Fanyi è la protagonista del dramma Tempesta (1934) di Cao Yu, donna oppressa che attende invano la liberazione, coinvolta in faide familiari che riflettono le profonde contraddizioni della Cina feudale. |
| ↑11 | Raccolta di racconti in stile chuanqi, composta dallo scrittore Pu Songling (蒲松龄, 1640-1715) durante la dinastia Qing e pubblicata postuma nel 1766. I racconti narrano storie di fantasmi, volpi-spirito che assumono forma umana, demoni e creature soprannaturali, spesso intrecciati con vicende amorose tra umani e esseri ultraterreni. |

