Pubblico qui l’intervista che ho fatto allo scrittore cinese Xue Mo 雪漠 (pseudonimo di Chen Kaihong, 1963 –) quando ho visitato la sua “accademia” lo scorso settembre.

Nato in un villaggio del Gansu, nel “lontano” Ovest della Cina (che chiameremo d’ora in poi con il nome cinese Xibu 西部), Xue Mo – “deserto innevato” – ha scritto moltissimo, sia in ambito letterario che in ambito culturale, e negli ultimi anni un numero crescente di traduzioni dei suoi lavori è stato promosso in molte lingue, tra cui l’italiano.

Si tratta dunque di un fenomeno letterario e culturale molto interessante che pertanto va studiato.

Dopo aver lavorato a lungo come maestro elementare, avendo perseguito in solitudine il sogno di diventare scrittore, l’autore è inizialmente diventato noto in Cina come rappresentante della “letteratura del Xibu” grazie alla cosiddetta Trilogia del deserto (大漠三部曲 Damo sanbuqu), tre lunghi romanzi realisti che raccontando delle vicende tragiche della “famiglia di Lao Shun”, documentano la “scomparsa” della civiltà agricola nella Cina dell’Ovest all’epoca delle riforme.1)I tre romanzi, tradotti in inglese ma non italiano, sono Damo ji 大漠祭 (Sacrifici nel deserto, 2000), Lieyuan 猎原 (Gli spazi della caccia, 2003), e Baihuguan 白虎关 (La gola della tigre bianca, 2008).

Quindi, essendosi dedicato per anni allo studio e alla pratica del buddhismo Mahāmudrā, ha scritto i romanzi della Trilogia dell’anima (Linghun sanbuqu 灵魂三部曲), nei quali come lui stesso afferma ha “trasceso” il realismo per convertirsi a “una narrazione dell’anima”, venendo a dispiegare “un pensiero cosmico”.2)La nuova trilogia contiene i romanzi Xixia zhou  西夏咒 (La maledizione di Xixia, 2010), Xixia de canglang  西夏的苍狼 (Il lupo grigio di Xixia, 2011), entrambi tradotti in inglese, e Wusi de jingangxin 无死的金刚心 (L’immortale cuore del diamante, 2011).

Contemporaneamente, a partire dal 2008 ha cominciato a scrivere dei libri divulgativi sull’autocoltivazione buddhista, la serie sul Luminoso Mahāmudrā (Guangming da shouyin 光明大手印), seguiti qualche anno dopo da una serie di volumi sul taoismo del Laozi, che ne hanno notevolmente ampliato il bacino dei lettori. Nel tempo, l’autore è venuto a definirsi come un interprete dei “tre insegnamenti” (confuciani, buddhisti e taoisti), interessato, soprattutto negli ultimi anni, a diffondere con la propria opera la “saggezza” della cultura tradizionale cinese nel mondo. A questo fine, l’autore ha avviato diverse iniziative che hanno alimentato, attraverso strategie di comunicazione molto creative, la promozione internazionale dei suoi lavori.

L’intervista, tenuta nel villaggio natale dello scrittore nell’arco di due giorni, è una lunga conversazione che spazia a tutto campo su molti temi, cosicché ci si limiterà qui a presentare una selezione limitata di questi temi concentrandosi sugli aspetti più rilevanti per i nostri lettori.

In generale, il quadro che se ne ricava dovrebbe essere interessante non solo per presentare un autore poco conosciuto ma molto peculiare nel panorama cinese odierno, ma anche per cogliere alcune tendenze più ampie legate alla proiezione internazionale della cultura cinese nel mondo di oggi.

La conversazione comincia parlando della “posizione” di Xue Mo come scrittore del Xibu. Gli chiedo di come ha cominciato a scrivere la Trilogia del deserto, e delle ragioni per cui ha poi cambiato stile quando in seguito ha scritto la Trilogia dell’anima, composta di romanzi con una trattazione della Storia a prima vista postmodernista, ma in realtà influenzati dalla fede spirituale dell’autore. L’autore ne approfitta per parlare di una sua recentissima fatica letteraria, il poema epico in otto volumi Suosalang, che non esita a definire come una sorta di “Genesi orientale” con un “punto di vista” non solo cinese, ma anche “mondiale e addirittura cosmico”, che avrebbe “i titoli per essere messo sullo stesso piano di classici come la Divina Commedia di Dante, il Faust di Goethe, e l’Iliade e l’Odissea di Omero”.

XM: La Trilogia del deserto è stata principalmente influenzata dalla letteratura russa, rappresentata da Tolstoj e Dostoevskij. Quindi si capisce subito che è scritta nello stile del realismo classico. Tuttavia, in seguito ho scoperto che questo stile non riusciva più a esprimere appieno il mondo che volevo presentare, così ho iniziato a provare un approccio narrativo diverso. La maledizione di Xixia è uno di questi nuovi esperimenti, definita da alcuni come “narrazione dell’anima”. Io sono uno scrittore dotato di fede, quindi oltre ad assorbire diverse culture diffuse in tutto il mondo, traggo nutrimento anche dalle culture delle principali religioni mondiali, come il cristianesimo, il buddhismo e l’islam. […] Quando ho scritto Sacrifici nel deserto avevo già questa fede, ma all’epoca mi ero dato un obiettivo prefissato: descrivere in modo autentico le condizioni di vita dei contadini nell’era della civiltà agricola creando tutta una serie di personaggi vividi. […] Nella Trilogia del deserto, i contadini di cui scrivo sono tutti personaggi vivi e palpitanti: che si tratti di Lao Shun, Lingguan, Ying’er, Lanlan o Mengzi, personaggi primari o secondari, ognuno è caratterizzato da una grande vitalità. L’abilità di uno scrittore realista è fondamentalmente questa. Tuttavia, questo realismo superficiale non è sufficiente a rivelare la ricchezza delle nostre anime, a cogliere quel mondo più ampio che io percepisco. Opere come La maledizione di Xixia trascendono il tempo e lo spazio del presente, intrecciando fra loro i vari momenti storici in un’unica nebulosa indistinta, mostrando un mondo interiore ricco e profondo che non può essere espresso con le tecniche realistiche. Perciò, l’unico stile a cui ho potuto ricorrere è quello avanguardistico. […] La Trilogia dell’anima si concentra sull’esplorazione dell’anima e dello spirito. I suoi romanzi trascendono la superficie della vita, toccando le profondità della coscienza umana e scavando profondamente nella sua natura. Questo è il motivo per cui molti trovano difficile leggerla. Ma per me, scrivere così è molto rilassante, le parole fluiscono naturalmente come una fonte, inarrestabili. Tutta la mia scrittura è così: un flusso traboccante.

MF Che atteggiamento avevi verso la storia umana quando hai cominciato a scrivere La maledizione di Xixia?

XM Mentre scrivevo, potevo attraversare la storia, entrare liberamente in qualsiasi spazio-tempo senza alcuna barriera sentendo la più completa libertà. Non si tratta di semplice immaginazione, ma di pratica ed esperienza di vita. […] Purché lo volessi, potevo entrare a piacimento in qualsiasi epoca, antica o contemporanea. Riguardo all’epoca del Regno di Xixia (1038-1227), per esempio, ho potuto entrare liberamente nella coscienza e nell’anima delle persone del tempo, comunicare con chiunque e persino fondermi con loro, diventare loro stessi. […] Per raggiungere questo stato, è necessario un certo esercizio, così da raggiungere una saggezza trascendente. La filosofia orientale differisce da quella occidentale: la filosofia occidentale si concentra maggiormente sull’esplorazione e sull’analisi razionale, mentre la filosofia orientale enfatizza la pratica e la comprensione della vita. In concreto, scrivere la Trilogia del Deserto ha richiesto sia l’osservazione con gli occhi che la comprensione spirituale. Per scrivere La maledizione di Xixia, invece, è stato diversamente necessario raggiungere uno stato di non-io, che mi ha reso capace di entrare liberamente nella storia, in quelle congiunzioni spazio-temporali che di solito sono inaccessibili per la gente comune. È come Kafka, che avendo una mente estremamente libera, avendo raggiunto una dimensione molto profonda è stato in grado di scrivere il mondo magico e assurdo de La metamorfosi. […]

MF Questa per te è semplice finzione narrativa, o ha a che fare con la fede personale?

XM I romanzi non possono essere interamente inventati. Tutto ciò che scrivo è sia finzione che esperienza reale. Quando uno scrittore riesce a raggiungere determinate dimensioni attraverso l’esercizio, la sua coscienza e il suo spirito possono entrare in territori che vanno oltre la portata della gente comune. Pertanto, tale narrazione è frutto di immaginazione, ma tocca anche un mondo misterioso. C’è un film messicano che racconta la storia di ciò che accade in un altro mondo dopo la morte. Il protagonista nel film può sia entrare nella Terra dei Morti per trovare la sua famiglia, sia tornare liberamente nel mondo reale. Allo stesso modo, io posso sia scrivere del mondo reale che descrivere il mondo dei morti, costruendo così un universo letterario unico. È per questo che i personaggi della Trilogia del Deserto – che siano defunti o ancora vivi nei romanzi – potranno riavere nuova vita in un’altra opera (che attualmente sta scrivendo, n.d.c.).

MF E un autore privo di fede secondo te potrebbe entrare in questo mondo?

XM Per un autore privo di fede sarebbe molto difficile entrare in quel mondo. Prendiamo per esempio Lu Xun. Lui una fede ce l’aveva, ma non religiosa; la sua era una fede artistica. Lu Xun sperava di salvare il mondo e risvegliare le persone attraverso la sua scrittura: questa era la sua fede, e ciò lo rendeva uno scrittore eccezionale. Tuttavia, per entrare in quel “mondo” particolare, è necessario possedere una fede religiosa e sottoporsi a una rigorosa formazione spirituale. Solo quando la propria dimensione spirituale ha raggiunto una certa elevazione si può veramente entrare in quel territorio.

Dopo aver parlato de La maledizione di Xixia, l’autore presenta anche il romanzo L’immortale cuore del diamante, “storia di un maestro culturale tibetano che, nella sua ricerca della liberazione spirituale e della trascendenza più alta, viaggia da solo in Nepal e in India affrontando mille difficoltà per poi trascendere infine se stesso e raggiungere la santità”, e del romanzo Il crinale della volpe selvaggia (Yehu ling 野狐岭, 2014), che “racconta la storia di due carovane di cammelli scomparse improvvisamente nel deserto un secolo fa, diventando un caso storico misterioso. Un secolo dopo, “io”, Xue Mo, arrivato in sella a un cammello nel deserto assieme a un cane, chiamo una a una le anime dei carovanieri mediante un rituale di evocazione spirituale e faccio raccontare loro le storie di questa scomparsa”. Al che passo a chiedere del suo rapporto con le tradizioni cinesi, se si identifica in qualche modo con il movimento letterario, sorto negli anni Ottanta, della “ricerca delle radici”, quali sono gli elementi delle culture tradizionali a cui si ispira, quali sono secondo lui i valori peculiari della tradizione cinese e quale ruolo pensa possano avere eventualmente avere per correggere i mali del mondo moderno (un tema quest’ultimo oggi molto centrale anche a livello istituzionale in Cina).

XM Si tratta di fenomeni molto importanti. Perché le principali correnti della letteratura moderna si sono allontanate dalla ricerca spirituale? Credo che ci siano diverse ragioni: in primo luogo, dopo il movimento illuminista, l’ondata di secolarizzazione ha gradualmente separato la letteratura dallo spirito religioso. Dopo che Nietzsche ha dichiarato che “Dio è morto”, la letteratura occidentale si è rivolta soprattutto ai dilemmi esistenziali e alla decostruzione della natura umana; mentre la letteratura cinese a partire dal Movimento del Quattro Maggio si è concentrata in primis sulla critica sociale e sul realismo, marginalizzando, deliberatamente o meno, la dimensione spirituale. In secondo luogo, la modernità ha contratto la funzione della letteratura. Quando la letteratura viene definita come uno “studio dell’umano”, quest’“umano” viene spesso ridotto all’esistenza nelle relazioni sociali, piuttosto che all’esistenza spirituale. È come vedere solo le onde, ignorando la profondità del mare. Il mio lavoro mira effettivamente a continuare questa tradizione trascurata. È importante chiarire però che la spiritualità a cui mi riferisco non è semplicemente un’etichetta religiosa, ma piuttosto un’indagine sul significato fondamentale della vita. In un’epoca di materialismo dilagante questa indagine è particolarmente urgente. Mentre molti si abbandonano alle illusioni create dalla civiltà moderna, la letteratura dovrebbe fungere da specchio, riflettendo la vera natura dimenticata delle cose. Come ho scritto in Un uomo e il suo Xibu (uno scritto autobiografico in cui racconta la parabola esemplare di come in gioventù sia riuscito a diventare uno scrittore, n.d.c.), il significato più alto della letteratura risiede nella sua capacità di essere un faro che illumina l’anima umana. In questo senso, tutta la vera letteratura conduce inevitabilmente alla ricerca spirituale, anche se i percorsi possono essere differenti. Pertanto, le radici che ognuno dovrebbe cercare di più sono in realtà nel proprio cuore; bisogna guardare dentro, non fuori. […] Quanto al mio interesse per le tradizioni rurali dell’Ovest cinese, questo non nasce da curiosità o nostalgia; è piuttosto un “ritorno a casa”, per ritrovare le mie radici. A me non interessano le tradizioni come “fossili” o “campioni esemplari”, o come “pezzi d’antiquariato”, quanto piuttosto come espressioni che ancora scorrono nelle vene delle persone e che possono dialogare direttamente con l’anima. Fra queste tradizioni, mi affascina in particolare lo “xianxiao di Liangzhou” (凉州贤孝), una forma d’arte popolare eseguita da musici ciechi che cantando suonano il sanxian (三弦 uno strumento locale a tre corde), celebrata come l’“enciclopedia della vita del Xibu”. Non si tratta di semplice intrattenimento, ma di un’antica forma di educazione, che attraverso il suono desolato del sanxian e la voce roca dei suonatori, racconta con grande compassione e saggezza i flussi della Storia, le gioie e i dolori dell’umanità, le vicissitudini del destino. È l’immancabile “musica di sottofondo” nonché fondamento spirituale in molti dei miei romanzi. […] Oltre allo xianxiao, anche la fede popolare, i dialetti e i costumi legati alle festività locali sono ricche risorse per la mia scrittura. […]

Quanto alla modernizzazione della Cina, è come un torrente travolgente, che ha portato una prosperità materiale senza precedenti e un’impennata del PIL nazionale: un risultato straordinario che nessuno può negare. Le città che sorgono dal Deserto del Gobi, l’estesa rete dell’alta velocità ferroviaria e le comodità facilmente accessibili nella vita delle persone comuni sono tutte prove di questo successo. Ma se mi chiedi degli squilibri, e della perdita eventuale della tradizione, ti direi che il guscio esterno della tradizione si sta effettivamente sgretolando, ma la sua essenza non è necessariamente scomparsa; è semplicemente caduta in un lungo sonno. Ecco perché promuovo sempre la cultura dell’Ovest e di tutta la Cina. Da ciò si può ben comprendere il mio amore per la mia terra e per la sua cultura. Ma devi anche capire che nei confronti della cultura della mia terra sono nello stesso tempo critico. […] Tradizione e modernità si possono fondere? La mia risposta è: devono fondersi, e possono assolutamente farlo. La vera modernizzazione non dovrebbe consistere nel recidere le radici della tradizione e galleggiare su una marea fatta di niente. Dovrebbe essere come un vecchio albero che fa crescere nuovi rami. La tradizione è la “radice”, che fornisce profondità e nutrimento; la modernità sono i “rami e le foglie”, che si protendono verso il sole e il cielo. Rami e foglie senza radici prima o poi appassiranno, e radici senza rami e foglie saranno senza vita. Naturalmente, questo cammino, sebbene lungo e arduo, merita di essere esplorato e praticato da ognuno di noi, con i nostri pensieri, le nostre creazioni e il nostro stile di vita.

Il “nucleo” della cultura cinese è costituito dai valori universali della civiltà cinese, che riassumo così: unità nel mondo; integrazione culturale; unione fra uomo e natura; coesistenza armoniosa; moralità del pianeta; rispetto per il cielo e amore per l’umanità; condivisione della vita; pace reciprocamente vantaggiosa. Come sappiamo, se da un lato la modernità occidentale ha creato prosperità materiale, dall’altro ha portato a mali moderni come la crisi ecologica, le lacerazioni sociali e il nichilismo spirituale. La causa principale risiede nell’allontanamento dal principio fondamentale della coesistenza armoniosa. La civiltà cinese offre una profonda saggezza per correggere queste deviazioni: “l’unione tra uomo e natura” può correggere la visione dello sviluppo basata sul saccheggio della natura rimodellando la civiltà ecologica; la “condivisione della vita” può stemperare l’individualismo radicale e ricostruire i legami sociali; il “rispetto per il cielo e l’amore per l’umanità” possono dare pace alle anime inquiete e frenare l’alienazione tecnologica e del cuore umano. Pertanto, il contributo della civiltà cinese non sta nella sostituzione, ma nell’integrazione e nella sublimazione, grazie alla sua profonda saggezza di “stabilizzazione” in grado di dare un’anima e una direzione alla potente capacità “creativa” dell’Occidente, promuovendo la costruzione di una nuova forma di civiltà che equilibri gli aspetti materiali e spirituali e promuova la co-prosperità tra umanità e natura. Tuttavia, devo sottolineare: questo contributo non significa che dobbiamo ritornare a un passato di chiusura. La vera via d’uscita non risiede nel prevalere dell’Oriente sull’Occidente, ma in una profonda sintesi e co-creazione. Dobbiamo usare la potente razionalità strumentale della civiltà occidentale per migliorare il mondo materiale, risvegliando allo stesso tempo le profonde esperienze spirituali della cultura cinese per stabilizzare lo spirito umano. La speranza per il futuro potrebbe risiedere nella nostra capacità di coltivare una “nuova umanità” che sappia sia creare in modo potente il mondo esterno come ha fatto l’Occidente, sia stabilizzare con saggezza il mondo interiore come ha fatto la tradizione cinese. La mia scrittura è proprio così, radicata nella compassione per la terra del Xibu e per la cultura orientale, ma che riflette e ha a cuore il destino comune dell’umanità e la sua via d’uscita.

Dopo una digressione sulla critica letteraria cinese e sul ruolo degli “studiosi” nel mondo di oggi (uno spezzone di questa parte, in cui Xue Mo spiega le sue visioni sulle strategie comunicative necessarie per esercitare “influenza”, verrà agganciata all’ultima parte dell’intervista), si ritorna a parlare di cultura tradizionale cinese. Gli domando in particolare quali sono le sue interpretazioni degli aspetti filosofici e spirituali in cui si riconosce, chiedendogli delle circostanze e delle motivazioni che lo hanno portato a scrivere le sue prime opere sulla coltivazione buddhista.

XM Sono profondamente appassionato di cultura tradizionale cinese e su di essa ho condotto ricerche e pratiche approfondite. Ho tenuto conferenze su confucianesimo, buddhismo e taoismo e ho pubblicato opere come I pensieri del Laozi (Laozi de xinshi 老子的心事) e La saggezza del Buddha (Fotuo de zhihui 佛陀的智慧), che hanno riscosso un grande successo e hanno venduto molto. A breve, inoltre, la Renmin Wenxue Chubanshe pubblicherà il mio nuovo libro, L’agire di Confucio (Kongzi de dandang 孔子的担当), che è il risultato della mia interpretazione dei Dialoghi di Confucio. Naturalmente, la mia prospettiva interpretativa è diversa da quella di altri studiosi. […] L’essenza del confucianesimo, in ogni caso, può essere riassunta in un’espressione, “conoscenza pratica per governare il mondo” (jing shi zhi yong 经世致用). Il suo scopo fondamentale è cambiare il mondo […] il che significa stabilire ordine e norme nella società reale. Tutti i prodotti dello spirito, a mio avviso – le idee, la saggezza, la teoria e l’erudizione – non servono a fare delle chiacchiere vuote, ma nascono per essere “applicati”. Se non possono essere applicati alla vita pratica, perdono il loro significato e valore. Pertanto, gli studiosi dovrebbero usare la loro conoscenza per cambiare la società e migliorare il mondo che li circonda, coltivando se stessi, ordinando le proprie famiglie, governando lo stato e portando la pace nel mondo (citazione del classico confuciano Il grande Studio, n.d.c.). Del confucianesimo apprezzo lo spirito di impegno attivo nella realtà con lo sforzo di cambiarla. Tutte le attività culturali dovrebbero in ultima analisi apportare cambiamenti pratici nella vita e nel comportamento. In sostanza, la cultura è un modo di vivere. Se una cultura non riesce a cambiare la vita, perde di significato. Il mio pensiero attinge alla trascendenza del taoismo e alla sublimazione del buddhismo, mentre il mio comportamento è profondamente influenzato dal confucianesimo. Io mi identifico con l’atteggiamento di impegno attivo nel mondo di quest’ultimo, ma per il confucianesimo ho anche delle critiche: non un rifiuto totale, ma una critica razionale come quella di Kant. Da un lato ne assimilo l’essenza in modo razionale, dall’altro sono lucido rispetto alle sue “scorie”. Sono contro la ricerca pura che si distacca dalla realtà e dalla vita, perché saggezza e amore devono raggiungere “l’unità di principio e pratica”, manifestandosi concretamente nella vita e nel comportamento. Anche se il buddhismo e il taoismo sono portatori di compassione, tendono però a uscire e a evadere dal mondo. Io, invece, pratico l’ideale confuciano di impegno attivo nel mondo, ma senza attaccamento ai risultati. Pertanto, piuttosto che perdermi nella meditazione o diventare un topo di biblioteca, mi impegno in modo attivo e rendo manifesto ciò che ho imparato attraverso l’agire. In questo senso, imparo dalla visione pratica della conoscenza confuciana, lavorando a fianco dei miei lettori nella vita reale, crescendo con loro e servendo la società. La mia filosofia è: la cultura e il pensiero non possono essere confinati alle parole; devono essere dimostrati attraverso l’agire. Senza l’agire, non c’è vero pensiero. Qualunque pensiero e cultura tu abbracci, devi metterli in pratica con la tua vita. L’impegno attivo nel mondo è lo spirito del confucianesimo; seguire il corso naturale degli eventi è l’atteggiamento del Taoismo; mentre il non-attaccamento ai risultati e l’assenza di utilitarismo sono la sfera del buddhismo. Se esistessero solo il buddhismo e il taoismo senza il confucianesimo, le persone si allontanerebbero dal mondo e cercherebbero la coltivazione solitaria. Ma anche coltivare la saggezza più elevata e raggiungere la massima felicità in una grotta di montagna sarebbero solo autocompiacimento e non avrebbero alcun significato reale per gli altri o per il mondo. Così abbiamo ancora bisogno dello spirito confuciano di impegno nel mondo, con la sua autorealizzazione attraverso l’agire e il beneficio per gli altri. Per questo, ciò che faccio è impegnarmi nel mondo, agire in modo naturale, evitando di attaccarmi ai risultati. In questo modo integro l’essenza del confucianesimo, del buddhismo e del taoismo. Ad esempio, scrivo gioiosamente ogni giorno, ma non sono attaccato alle pubblicazioni, ai compensi, ai premi, mentre godo solo della gioia di scrivere in sé: scrivere di per sé è lo scopo. Nella mia vita, cerco continuamente di abbattere l’io, diventando più grande, più vasto, fino a diventare immenso come il mare. Questo stato di “polverizzazione dell’io, liberazione dall’attaccamento, e realizzazione del non-io” è esattamente la filosofia del buddhismo. Nel capitalismo, al contrario, quando si possiede capitale e si cerca di dimostrare il proprio valore attraverso di esso, in realtà si è controllati dal capitale. Molti capitalisti sono così, legati al capitale per tutta la vita, incapaci di trascenderlo. […] in realtà, se un imprenditore possiede la filosofia di cui parlo, ha il potenziale per diventare un grande imprenditore, costruendo aziende più grandi e durature. Al contrario, se si concentra solo sul profitto e sul capitale, può essere considerato solo un imprenditore piccolo, la cui impresa non potrà né crescere né durare. Un grande capitalista, un grande imprenditore, non ha un “piccolo io”, perché gli interessa il mondo intero, la sua riflessione si incentra sui bisogni dell’umanità. Quando riesce a risolvere i problemi dell’umanità, questa naturalmente lo ricompenserà, e così lui (sic) avrà successo. Questo è il caso di Huawei e Apple, che sono diventate grandissime e hanno avuto molto successo. I piccoli capitalisti faticano ad avere successo perché guardano solo al capitale, non al mondo e all’umanità. Pertanto, Trump è solo un piccolo capitalista, un commerciante, non può fare grandi cose.

MF Però Trump è appoggiato da molti capitalisti.

XM Proprio per questo, l’America non è più quella di una volta. La ragione sta nel fatto che Trump ha trasformato l’America in un’America di commercianti.

Gli chiedo di parlare di come sono nati i suoi libri sul Luminoso Mahāmudrā. Citando i “bisogni spirituali” che motivano la lettura dei suoi libri, si continua parlando della composizione dei suoi lettori.

XM Fin da piccolo ho capito dell’esistenza della morte, sapendo che tutto cambia e nulla può essere trattenuto, così ho cominciato a cercare qualcosa di eterno. Intorno ai diciassette anni, ho iniziato a studiare con un maestro e a praticare la coltivazione spirituale. Dopo essermi diplomato all’istituto magistrale a diciannove anni, sono diventato insegnante. In seguito, ho voluto diventare un grande scrittore. […] Quando scrivevo la Trilogia del Deserto, me n’ero andato in un luogo nascosto, isolato dal mondo, che nessuno conosceva. Ogni giorno praticavo la meditazione e quando mi riposavo scrivevo. Quel periodo di isolamento durò vent’anni. Vent’anni dopo, la mia pratica spirituale aveva dato i suoi frutti e la Trilogia del Deserto era finita. Così, dai venticinque ai quarantasei anni, nell’arco di vent’anni, da un lato ho coltivato il mio carattere e dall’altro ho completato questi tre romanzi. […] Dopo aver passato tutti quegli anni a scrivere la Trilogia del Deserto, “non avevo più dubbi” (come dice Confucio di sé stesso una volta giunto a quarant’anni, n.d.c.), la mia mente era chiara e lucida. Poi, sono emerso dal mio isolamento e sono rientrato nel mondo. In quel momento, nulla del frastuono e dei giudizi del mondo poteva più turbare il mio cuore, che era diventato ormai pienamente mio. Da allora, il mondo è diventato uno strumento per regolare la mia mente. […] L’ispirazione a scrivere i libri sul Luminoso Mahāmudrāè nata dal fatto che mio figlio stava attraversando una crisi spirituale e volevo insegnargli come affrontare le afflizioni e la sofferenza. Mentre glielo spiegavo, ho composto dei “versi sulla pratica del Mahāmudrā”, per un totale di 5000 caratteri. Poi, mentre li spiegavo, mi sono registrato, ed è da lì che è nato il Luminoso Mahāmudrā. […] Le difficoltà di mio figlio in realtà erano un problema comune a molti giovani della Cina di oggi. Per questo, il primo libro al momento della pubblicazione ha avuto un’ottima risposta. Ha allargato il mio pubblico di lettori al di fuori della cerchia ristretta della letteratura, ampliandolo a molte persone che non erano appassionate di letteratura ma avevano dei bisogni spirituali. L’interesse verso questo libro poi li ha fatti diventare miei lettori. […] La letteratura di per sé ha un giro molto piccolo, le persone con l’anima oppressa invece sono dappertutto. […] Anche la Trilogia del deserto all’epoca aveva qualche decina di migliaia di lettori, ma il Luminoso Mahāmudrā in un attimo li ha fatti lievitare. […] Adesso la maggior parte dei lettori delle mie opere culturali legge anche i miei romanzi, e viceversa. Ho creato un ponte tra letteratura e cultura perché queste sono spiritualmente connesse. Anche i miei romanzi sono portatori di uno spirito culturale e contengono nutrimento spirituale. […] Anche se, in realtà, ho continuato a scrivere più che altro romanzi, e anche oggi è così. Alla scrittura dei romanzi dedico molto tempo, essenzialmente sono un artista. Solo occasionalmente mi dedico alla divulgazione di alcuni classici, come il Sutra del diamante o il Daodejing. Le mie interpretazioni ai lettori piacciono, così questi continuano ad aumentare. Più tardi, ho iniziato a parlare dei classici culturali in modo sistematico, variandone il contenuto ogni anno. Per esempio, ho parlato di Confucio, del Laozi, del Zhuangzi, del sesto patriarca Huineng e del Sutra del diamante, sistemandone i contenuti nei libri. La risposta dei lettori è stata eccellente e il loro numero è gradualmente aumentato. Dopo aver letto queste interpretazioni dei classici, molti vanno a leggere il Luminoso Mahāmudrā e quindi i romanzi. I miei lettori hanno un tratto in comune: la maggior parte di loro ha bisogni spirituali. Coloro che hanno delle urgenze spirituali – persone che provano dolore, ansia, depressione o si sentono privi di speranza – sono facilmente attratti dalle mie opere culturali. Dopo averle lette, sentono che le loro vite sono state trasformate e le loro anime hanno trovato redenzione. Dopo questa trasformazione, condividono spontaneamente i miei libri con altre persone in situazioni simili. I problemi spirituali sono universali e non limitati a dei particolari luoghi. Lo stesso vale per i lettori stranieri; il loro numero è in lento aumento. Il motivo è che si tratta di questioni che toccano l’intera umanità. Inoltre, sono problemi a cui le religioni tradizionali faticano a rispondere. Perché? Perché le religioni tradizionali si trovano di fronte a una difficoltà di fondo: spesso sono in conflitto con la scienza. Con l’ascesa della scienza, anche il cattolicesimo è stato messo in discussione e tutti i sistemi religiosi hanno subito ripercussioni. Le mie opere culturali invece integrano i risultati della scienza, i frutti eccellenti della tecnologia e della cultura di oggi, e tutti i sistemi di pensiero avanzati dell’umanità. Perciò, sono facilmente comprensibili e accettabili dai lettori contemporanei: al loro interno c’è il sistema scientifico, la cura umanistica, l’espressione artistica, come pure la bellezza estetica. […] Perciò, la mia scrittura è nello stesso tempo artistica e comprensibile per la gente di oggi, il che la rende molto popolare tra il grande pubblico. Un audiolibro sulla mia divulgazione del Sutra del diamante, per esempio, sulla piattaforma Himalaya FM ha ottenuto oltre 30 milioni di ascolti. Non è un impatto legato a un luogo specifico; chiunque abbia bisogni spirituali può accedervi. Anche all’estero ci sono delle traduzioni, come in inglese, disponibile come audiolibro nel Regno Unito. Recentemente, ho pubblicato anche un nuovo libro usando il servizio print-on-demand di Amazon, subito arrivato al top nella classifica della piattaforma. Ora i miei libri sono disponibili ovunque nel mondo, in diverse lingue. Pertanto, l’impatto non è più limitato alla Cina, ma raggiunge il mondo intero.

Infine, dopo aver fatto svariate riflessioni sui massimi sistemi – le possibilità di salvezza nell’attuale crisi globale, l’eventuale contributo del buddhismo nell’affrontare le difficoltà della vita moderna (il messaggio principale è: “non possiamo cambiare la situazione esterna generale, ma possiamo comunque cambiare la nostra piccola situazione personale, possiamo cambiare il nostro cuore”), il rapporto fra lo “spirito del capitalismo” e la tradizione cinese, nell’ultima parte dell’intervista l’autore si dedica a illustrare, su mia richiesta, le principali iniziative adottate per promuovere il suo lavoro di divulgazione, esponendo le sue visioni sul rapporto fra attività creativa, comunicazione culturale, e le operazioni del mercato. Si inserisce in questa parte il passaggio saltato della conversazione precedente.

L’epoca di oggi è diversa dal passato. Quella passata era l’era della carta stampata, dove le persone ricevevano informazioni limitate. Ora viviamo in un’era multimediale, in cui l’informazione è esplosa. Pertanto, gli studiosi devono cambiare il loro modo di pensare e non possono rimanere bloccati nella mentalità dell’era della carta stampata. In quest’era dell’informazione, se sei uno studioso devi avere un’influenza. Questa influenza comprende diversi aspetti: in primo luogo, devi avere una piattaforma adatta a quest’epoca. Quindi, devi sfruttare questa piattaforma per amplificare la tua voce. In quest’epoca, se vuoi far sentire la tua voce, devi prima coltivare il mercato, facendo crescere con te i lettori e creando un ambiente umano positivo. In secondo luogo, devi avere una mentalità operativa, devi imparare a operare. Questo perché tutti operano, il mondo intero opera; se non sai come operare, non avrai un mercato. Perciò ti devi inserire, trovare una piattaforma adatta e far sentire la tua voce. Per prima cosa, metti le tue cose tutte insieme su una piattaforma, e lì impara a gestirlo cosicché gli altri ti possano scoprire. Altrimenti, se lo metti da un’altra parte, le persone non lo troveranno o non lo capiranno. Questo è anche il motivo per cui ho iniziato negli ultimi anni a “uscire” dal paese (zouchuqu, un’espressione usata oggi a livello ufficiale per designare le attività cinesi di esportazione culturale sui mercati esteri, n.d.c.). Ad esempio, ogni anno partecipo alla Fiera internazionale del Libro di Pechino, a quella di Shanghai, così come alla Fiera del libro di Francoforte, a quella di Londra e a quelle americane etc., da una parte per aiutare gli editori a promuovere nuovi libri e per incontrare i lettori, dall’altra per interagire con la società, cogliere le occasioni, apprendere strategie operative, comprendere le regole del mercato e infine per crescere a livello personale. Pertanto, in quest’epoca, dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, stare al passo con i tempi ed evitare di chiuderci in noi stessi. […] Il mercato è un’arma a doppio taglio. Come forza culturale, può offrire l’acqua della saggezza alle anime assetate, ma può anche mescolare fanghiglia nei processi di comunicazione. Tutta la scrittura orientata al mercato oggi è in qualche modo il riflesso delle richieste della società. Invece di scrivere di argomenti veramente legati alla propria anima e al destino dell’umanità, o alla ricerca di redenzione, si sforna ogni sorta di libro che viene incontro a queste richieste. Gli scrittori, però, possono davvero coltivare i lettori. Ogni scrittore di successo può coltivare un vasto pubblico di lettori. Io ne costituisco un esempio lampante. Il mio pubblico di lettori è molto stabile e in rapida espansione. […] Gli scrittori cinesi, invece, in passato erano restii a “uscire dal loro vicoletto”. Il problema non sta nella qualità delle opere, ma nella mancanza di ponti comunicativi e nella trasformazione delle narrazioni. Ciò che devono fare è prima di tutto trovare uno stile narrativo che produca delle consonanze a livello globale, senza forzature, ma utilizzando emozioni umane ed estetiche universali per trasmettere delle storie peculiarmente cinesi sull’anima. In secondo luogo, devono partecipare attivamente al dialogo letterario internazionale, presentando le loro opere nella loro forma più autentica e facilmente comprensibile. I tempi sono cambiati, e ogni nostro scrittore deve uscire e vedere il mondo, imparando una sorta di saggezza del mondo al passo con i tempi. In quest’epoca, diffondere la cultura senza questa saggezza del mondo è impossibile. È necessario per noi sapere di che cosa ha bisogno quest’epoca e come dovremmo agire. Ci sono scrittori (cinesi n.d.c.) che hanno abbracciato l’anima, il patrimonio culturale, la fede, e che hanno raggiunto notevoli traguardi letterari e un alto livello di moralità. Però devono cambiare mentalità, e se serve devono uscire all’estero, senza esitare. […] Il fulcro delle mie azioni pratiche, in questo senso, consiste nel “costruire ponti”. La creazione di Ruxue Media International (l’agenzia internazionale che cura la pubblicazione all’estero delle opere dell’autore, n.d.c) si basa su questa idea. In quest’epoca, il canale più vantaggioso per portare avanti la comunicazione verso l’estero è quello commerciale, che non conosce impedimenti in nessun paese. Per questo, Ruxue Media International non è un ente commerciale puro, meramente volto a fare soldi come fine in sé, ma è piuttosto una base per la diffusione culturale. La sua nascita è nata da un’aspirazione condivisa tra me e altri studiosi e traduttori molto esperti sia della cultura cinese che di quella occidentale. Abbiamo visto che affidarsi esclusivamente alla vendita a pezzi dei diritti d’autore o dipendere da altri editori commerciali per la gestione rende difficile trasmettere in modo sistematico lo spirito culturale che sta dietro alle opere. Pertanto, abbiamo creato in modo indipendente un team responsabile non solo della traduzione attenta e della pubblicazione internazionale delle mie opere, ma anche della pianificazione di interpretazioni culturali approfondite, dialoghi accademici e produzione di contenuti utilizzando i nuovi media. Il nostro obiettivo è presentare al mondo le mie opere, insieme alla cultura del Xibu, alla civiltà cinese e alla saggezza orientale che vi sta dietro, come un’entità vivente completa, piuttosto che come dei prodotti commerciali sparsi, portando beneficio a un numero sempre maggiore di persone di popoli e razze diverse.

(Promuovere la cultura cinese nel mondo occidentale) presenta certamente delle difficoltà, che sono principalmente due. In primo luogo, ci sono i filtri culturali. I lettori e gli agenti occidentali tendono a vedere le opere cinesi secondo delle fantasie orientali fisse, aspettandosi un “sapore cinese” stereotipato. In secondo luogo, ci sono le barriere narrative. Il nostro pensiero filosofico e la nostra espressione emotiva a volte differiscono dalle narrazioni lineari e dalla logica esplicita dell’Occidente.

La soluzione sta nell’impegno da entrambe le parti: i produttori culturali cinesi dovrebbero impegnarsi a trovare un “linguaggio mondiale” per raccontare le “storie cinesi”, non modificandone l’essenza, ma ottimizzandone l’espressione. Gli agenti culturali occidentali dovrebbero invece condurre ricerche più approfondite, cercando di comprendere e trasmettere la sostanza e la rilevanza contemporanea della cultura cinese, piuttosto che considerarla come un semplice esempio di alterità culturale. Perciò nella comunicazione culturale è essenziale stare al passo con i tempi, evitare di irrigidirsi su se stessi, apprendere i metodi di comunicazione più avanzati, imparare a gestire l’informazione in modo innovativo. Bisogna imparare a operare e a comunicare. Naturalmente, la migliore comunicazione consiste nel diventare la migliore versione di se stessi; è questa la migliore pubblicità che uno può farsi. Ma le opere che interrogano veramente l’anima e ricercano l’essenza della vita hanno davvero il potere di trascendere i confini. Ne sono convinto. Anche se le mie opere hanno le loro radici nel Xibu e nella cultura tradizionale cinese, queste essenzialmente indagano la sofferenza, il desiderio, la trascendenza, il destino e le aspirazioni di tutta l’umanità, hanno come temi quelli universali dell’amore e della saggezza. I ​​lettori non cinesi forse potrebbero inizialmente trovare poco familiari i simboli culturali specifici, ma le loro lotte con il destino e la loro ricerca di un rifugio per l’anima sono connesse a quelle dei miei personaggi. Per migliorare la comprensione, stiamo intraprendendo diverse iniziative: in primo luogo, stiamo aggiungendo annotazioni culturali concise e introduzioni alle traduzioni, così da fornire delle chiavi di accesso. Ad esempio, per la traduzione inglese di Suosalang abbiamo fatto prima un lavoro preliminare. Oppure, per la traduzione della Trilogia del deserto, ho fornito delle note e delle letture sui termini dialettali estrapolati dal traduttore, pubblicando successivamente un libro sul “mondo dialettale di Xue Mo”. Secondo, io o altri studiosi spieghiamo di persona, tramite incontri con i lettori o convegni accademici online o in presenza, il background filosofico e il contesto culturale delle opere, rendendo familiare ciò che è estraneo e accessibile ciò che è profondo. Intanto, anche i miei lettori più esperti contribuiscono a diffondere le mie opere nei loro modi specifici, attraverso mezzi innovativi, per esempio opere teatrali, audiolibri, film, animazioni, dipinti, spettacoli teatrali e persino prodotti culturali creativi.

L’Accademia Xue Mo, invece, è nata da un semplice desiderio. Mia madre stava invecchiando e volevo portarla a vivere con me per poter trascorrere più tempo con lei. Tuttavia, ovunque andassimo, non si sentiva mai a suo agio e insisteva sempre per tornare nella vecchia casa. Così, per dovere filiale verso di lei, ho costruito l’accademia nel nostro villaggio d’origine, sul sito della mia ex scuola elementare. In seguito, dopo la costruzione, molti volontari sono venuti ad aiutarmi, gestendo l’accademia e tenendo compagnia a mia madre, dato che a me mancava proprio il tempo per farlo. Nel vedere l’accademia completata, mia madre è stata molto felice e gratificata. Poi, dopo la sua scomparsa, l’accademia si è allargata sempre di più, diventando una specie di “santuario culturale” lontano dal caos cittadino, uno spazio dove leggere, riflettere e coltivare la propria mente in tutta tranquillità. Non è una scuola che rilascia titoli di studio, ma un centro non governativo dedicato alla trasmissione culturale e alla formazione. L’accademia porta avanti soprattutto attività incentrate sull’“unità di conoscenza e azione”. In primo luogo, ci dedichiamo alla “parola”, tenendo periodicamente delle conferenze culturali, invitando ogni tipo di studiosi a spiegare i classici o la filosofia occidentale, per esplorare le difficoltà spirituali dell’uomo moderno. Ad esempio, ogni anno durante le festività del Primo Maggio e della Festa Nazionale facciamo dei corsi e delle esercitazioni pratiche in presenza. Quindi, ci dedichiamo alla “coltivazione”, organizzando pratiche relative alla meditazione, la recitazione dei classici, al training nelle arti marziali, per aiutare i lettori e gli studiosi a trasformare la saggezza contenuta nei libri in esperienze di vita. In terzo luogo, ci dedichiamo alla “trasmissione”, sistemando e traducendo in modo sistematico i classici culturali, e principalmente le mie opere, realizzando inoltre programmi di scambio culturale con gli studiosi internazionali, con l’obiettivo di dare un sollievo e un nutrimento spirituale a chi in tutto il mondo è alla ricerca di soluzioni spirituali attraverso l’antica saggezza orientale.

Immagine: copertina di un libro di Sue Mo, Il fenomeno Xue Mo (foto dell’autore).

References
1 I tre romanzi, tradotti in inglese ma non italiano, sono Damo ji 大漠祭 (Sacrifici nel deserto, 2000), Lieyuan 猎原 (Gli spazi della caccia, 2003), e Baihuguan 白虎关 (La gola della tigre bianca, 2008).
2 La nuova trilogia contiene i romanzi Xixia zhou  西夏咒 (La maledizione di Xixia, 2010), Xixia de canglang  西夏的苍狼 (Il lupo grigio di Xixia, 2011), entrambi tradotti in inglese, e Wusi de jingangxin 无死的金刚心 (L’immortale cuore del diamante, 2011).