Infine, nell’ultimo articolo della selezione, l’autore affronta in dettaglio il processo di internazionalizzazione della filosofia e delle scienze sociali in Cina, sottolineando come la Cina, pur essendo un grande paese con una lunga tradizione filosofica e sociale, debba evitare due tendenze errate nell’internazionalizzazione di questi settori: l’“anglicizzazione” e l’esportazione unilaterale dell’ideologia. Su suggerisce che l’internazionalizzazione non dovrebbe significare semplicemente adottare teorie e concetti occidentali o esprimersi in lingue straniere, ma piuttosto promuovere la propria visione unica attraverso una costruzione accademica basata sulla lingua e le tradizioni cinesi. Il testo enfatizza la necessità di sviluppare un sistema discorsivo distintivo, che possa contribuire alla comprensione globale dei concetti filosofici e sociali cinesi, e che sia in grado di influenzare i dialoghi accademici internazionali senza sacrificare l’autenticità della cultura cinese. Questo approccio mira a non solo migliorare la posizione accademica della Cina nel mondo, ma anche a contribuire a una visione più equilibrata delle diverse tradizioni culturali e filosofiche globali (ndc).

Sull’obiettivo di internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali cinesi

La Cina è un grande paese per la ricerca e per l’istruzione filosofica e delle scienze sociali. Come quindi riuscire a internazionalizzare questi settori?

Quella dell’internazionalizzazione è attualmente una tendenza nell’ambito dell’istruzione superiore globale, così come l’internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali è un argomento frequentemente discusso. La Cina è una grande paese asiatico, civilizzato, in via di sviluppo e socialista che gode di influenza mondiale. In questo contesto, un compito attualmente prioritario per gli studiosi nelle università è accelerare la costruzione di un sistema discorsivo accademico, disciplinare e teorico per la filosofia e le scienze sociali con caratteristiche cinesi. Nello stesso tempo, le università stanno rafforzando con decisione l’internazionalizzazione della ricerca e dell’insegnamento di queste due discipline. Comprendere correttamente i metodi, i contenuti e gli obiettivi di questa internazionalizzazione è di grande importanza per migliorare l’influenza internazionale e il potere discorsivo della filosofia e delle scienze sociali cinesi. Se l’orientamento della comprensione dell’internazionalizzazione dell’istruzione e della ricerca in queste discipline è errato, si rischia di ottenere metà del risultato con il doppio dello sforzo, o addirittura l’effetto contrario alle proprie aspettative.

Il fenomeno dell’internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali

Dati come il numero di studenti cinesi all’estero o degli studenti stranieri in Cina, la quantità di materiali didattici in lingua inglese introdotti o dei corsi d’inglese offerti non sono gli unici indicatori dell’internazionalizzazione dell’istruzione. Il nucleo di questo processo risiede nel comprendere come “trasformare” e influenzare gli altri attraverso scambi educativi a livello internazionale, piuttosto che essere oggetto di trasformazione e influenza. Quando c’è uno scambio, l’influenza reciproca è inevitabile; tuttavia, se nella sua durata non si mantiene la propria soggettività, perdendo le proprie caratteristiche e trasformandosi fino a diventare irriconoscibili, allora viene meno il senso dello stesso. Considerati i differenti punti di forza e di debolezza dei soggetti coinvolti, è normale che spesso gli effetti di tale influenza reciproca siano differenti. Il processo di internazionalizzazione dovrebbe quindi essere un concetto di scambio paritario, ma l’obiettivo di ottenere una maggiore influenza sull’altra parte lo ha sempre permeato.

La filosofia e le scienze sociali riflettono la comprensione che diversi popoli e nazioni hanno su questioni fondamentali riguardanti le persone, la società e gli stati, rappresentando così l’insieme delle conquiste della civiltà spirituale umana. Il senso originario dell’internazionalizzazione dell’istruzione e della ricerca dovrebbe essere quindi l’avanzamento e il miglioramento della mutua comprensione tra diversi popoli e nazioni, l’espansione degli schemi di comprensione delle parti coinvolte attraverso una comunicazione continua e profonda, non la sovrapposizione e la sostituzione di un sistema di conoscenza con un altro. L’internazionalizzazione rafforza la fiducia nella propria cultura, non la sua deprecazione; promuove l’apprezzamento tra culture, non il disprezzo reciproco. Un suo ulteriore obiettivo è il miglioramento, negli scambi intellettuali con popoli e paesi diversi, delle proprie capacità di conoscere, comprendere e interpretare il mondo esterno e le differenti condizioni nazionali. Nella storia, ogni grande popolo deve necessariamente disporre di un proprio sistema completo e strutturato di conoscenze filosofiche e sociali che offra una comprensione univoca del mondo esterno, basato su un accumulo progressivo di conoscenze derivanti dalle interazioni con il mondo esterno e non prodotto di fantasie o immaginazione. Più questo sistema di conoscenza è vicino alla realtà del mondo, piuttosto che al pregiudizio, all’immaginazione e alla discriminazione, più aiuterà il paese a gestire la sua relazione con il mondo esterno, diventando indispensabile per migliorare la sua posizione sul piano globale.

Tuttavia, nella vita reale, l’internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali non si trova in uno stato di scambi paritari così come presentato dai concetti prima citati. I valori e gli attributi ideologici inerenti alla politica internazionale, alla filosofia e alle scienze sociali permeano tale processo, di conseguenza è difficile separarlo dall’influenza di determinate ideologie e valori. Durante e dopo la Guerra Fredda, la filosofia, la ricerca e l’istruzione delle scienze sociali di stampo americano hanno esportato ideologie e valori in nome dell’”internazionalizzazione”, rendendola uno strumento di “evoluzione pacifica”, suscitando il disprezzo da parte dei veri studiosi.

Quali sono le connotazioni dell’internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali cinesi?

La Cina è un grande paese per la ricerca e per l’istruzione filosofica e delle scienze sociali. Si devono evitare due tendenze nella loro internazionalizzazione.

La prima tendenza cognitiva consiste nel credere che internazionalizzazione significhi “anglicizzazione” o “occidentalizzazione” e che quindi ci si debba dedicare esclusivamente all’insegnamento dell’inglese, al suo utilizzo nella pubblicazione di articoli e alla copia indiscriminata delle teorie e dei concetti altrui. Addirittura, secondo alcune opinioni, se le scienze sociali e la filosofia cinese vogliono ottenere riconoscimento e influenza a livello internazionale ed essere in grado di partecipare al dialogo globale, si dovrebbero pubblicare opere in inglese nei circoli accademici anglofoni. Storicamente, così come al mondo, non esiste nazione la cui influenza internazionale in questi due ambiti di studio si affidi all’uso di lingue straniere come mezzo di espressione, sia nella scrittura che nel pensiero, della propria ideologia. La pratica spesso conferma che quando il mondo accademico di un paese abbandona la propria lingua nazionale a favore di qualche altra, esso si è già ridotto a diventare parte dell’altro. Infatti, se persino il mezzo di espressione del pensiero, la lingua, scompare, come si può parlare ancora di scienze sociali e filosofia autoctone di quel paese? In altre parole, questo tipo di internazionalizzazione è un comportamento autodistruttivo che danneggia la propria cultura.

La seconda tendenza è pensare che l’internazionalizzazione consista nell’esportazione dell’ideologia e dei valori. Questo è ciò che alcuni paesi occidentali sanno fare molto bene. La Cina, in quanto potenza emergente, non può agire in questo modo poiché questo comportamento non è in linea con la visione del mondo e con i valori del popolo cinese.

Allora, come potremmo concentrarci su una promozione dell’internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali che abbia noi stessi come soggetto principale?

In primo luogo, si deve ambire alla graduale creazione di una comunità di ricerca e di istruzione filosofica e delle scienze sociali che utilizzi il cinese come lingua di espressione accademica. Si può immaginare che, se al fine di tenersi in linea con l’influenza internazionale del francese nel XVIII e nel XIX secolo, la Gran Bretagna si fosse espressa in questa lingua sia in ambito accademico che diplomatico, allora la successiva influenza internazionale della lingua inglese come lingua accademica e diplomatica non sarebbe stata possibile. Oppure si immagini ancora, se il mondo accademico britannico avesse adottato questo metodo, allora l’ascesa della Gran Bretagna avrebbe implicato, dal punto di vista culturale, il notevole consolidamento della lingua francese piuttosto che l’affermazione dell’influenza globale dell’inglese. In questo senso, gli Istituti Confucio rappresentano un’impresa che beneficerà le future generazioni e porterà vantaggi duraturi per i secoli a venire. L’insegnamento che ne deriva è che non bisogna escludere gli scambi con il mondo esterno, ma ci si deve comunque concentrare sulla costruzione di riviste internazionali, pubblicazioni, sistemi di valutazione e accreditamento, ricerche collaborative, società accademiche, premi onorari e altri meccanismi che utilizzano il cinese come lingua di espressione accademica. Inoltre, dobbiamo accelerare la costruzione di un nostro sistema accademico, discorsivo e teorico distintivo per la filosofia e le scienze sociali. La possibilità di creare un simile sistema non dipende dal riconoscimento ottenuto dalla comunità accademica anglofona o dalla cosiddetta comunità internazionale. La chiave risiede nello sviluppo di un meccanismo di interpretazione coerente per il nostro percorso, il nostro sistema, il nostro sviluppo e le nostre esperienze in diversi ambiti. Attualmente, i circoli filosofici e di scienze sociali cinesi si affidano troppo ai concetti accademici in lingua inglese per portare avanti le proprie ricerche, alcuni studiosi temono che, utilizzando concetti locali cinesi anziché quelli occidentali per studiare ed esprimere se stessi, possano non essere compresi dagli stranieri, rischiando così di cadere nell’autoreferenzialità e di isolarsi dalla realtà globale. Questa percezione soggettiva deve essere cambiata, altrimenti l’internazionalizzazione della ricerca e dell’educazione in filosofia e scienze sociali rischia allontanarsi sempre più dalla giusta direzione. Proviamo a pensare al contrario: tra le teorie e i concetti stranieri oggi popolari nella comunità accademica nazionale, quali non sono stati introdotti in patria dai primi studenti che hanno studiato all’estero? Al momento, sempre più stranieri vengono a studiare in Cina. Dovremmo estrarre sempre più teorie e concetti iconici dal nostro percorso, sistema ed esperienza di sviluppo e integrarli nei materiali di studio e nell’insegnamento indirizzato a loro. È del tutto possibile che questi studenti diventino la forza principale nella diffusione dei concetti iconici degli accademici cinesi una volta tornati nei loro paesi. Dopo che questi concetti si saranno diffusi ampiamente in tutto il mondo e avranno formato una certa influenza, gli altri non potranno non capirli. Se in classe utilizziamo solo concetti e teorie diffuse dall’Occidente nella didattica per gli studenti stranieri, allora sarà molto difficile raggiungere lo scopo di diffondere ciò che è proprio. Alcuni studenti provenienti da paesi in via di sviluppo e che arrivano in Cina per studiare filosofia e scienze sociali, si sono resi conto che ciò che imparano nelle università cinesi sono fondamentalmente concetti e teorie del mondo occidentale. Di conseguenza penseranno, dal momento che quelle che studiamo in Cina sono la filosofia e le scienze sociali inglesi e americane, perché allora non andare a studiare in Gran Bretagna o negli Stati Uniti? Perché studiare in Cina? Quindi, per l’internazionalizzazione della ricerca e dell’istruzione filosofica e delle scienze sociali è necessario prestare attenzione alla creazione e alla diffusione dei propri concetti identificativi.

La Belt and Road Initiative è un’opportunità per l’internazionalizzazione. In tale processo, ci sforziamo di promuovere le nostre idee all’estero e far sì che vengano recepite all’estero è una scienza. Attraverso l’internazionalizzazione possiamo migliorare le nostre capacità di comprendere e interpretare i problemi del mondo e degli altri paesi, e quindi, nell’atto di fornire spiegazioni ragionevoli e suggerimenti razionali agli altri, allo stesso tempo promuovere nel mondo il nostro sistema filosofico e delle scienze sociali.

La filosofia e le scienze sociali devono essere d’aiuto alla politica ed educare le persone per il nostro paese, ma possono svolgere questa funzione anche all’estero. Per raggiungere questo obiettivo, è fondamentale sviluppare un sistema di esposizione utile, unico e profondo, in modo che, nel processo di “spiegare il mondo in cinese”, tali idee possano essere facilmente accettate. Quindi, la chiave per l’internazionalizzazione è accumulare gradualmente e stabilire un sistema conoscitivo valido per il mondo esterno. Più semplicemente, attualmente la conoscenza umana immagazzinata in cinese è di gran lunga inferiore alla conoscenza umana immagazzinata in inglese. Uno studente straniero che conosce solo l’inglese, fondamentalmente potrebbe scrivere una tesi di master sulla Cina senza la necessità di leggere materiale scritto in cinese sulla conoscenza cinese, ma utilizzando solo materiale in inglese. Ma uno studente straniero probabilmente non può scrivere una tesi di laurea sul Brasile, Kazakistan o Nigeria utilizzando le conoscenze su Brasile, Kazakistan o Nigeria scritte in cinese.

Bisogna riconoscere le proprie carenze e affrontarle con coraggio. La vera internazionalizzazione deve avere noi stessi come soggetto principale, non può comprendere il mondo attraverso le lenti del sistema conoscitivo occidentale. Essa è il miglioramento complessivo delle abilità della nostra intera nazione di comprendere il mondo in modo nuovo nel processo di padroneggiamento e assimilazione della conoscenza oggettiva ed equilibrata del mondo esterno. La proposta della Belt and Road Initiative ha spinto la comunità filosofica e delle scienze sociali cinese ad aprire gli occhi su un mondo più ampio. Nel processo di promozione di questa strategia, ci rendiamo improvvisamente conto di quanto siano superficiali la nostra comprensione e le nostre conoscenze riguardo vaste aree del mondo. Solo comprendendo e studiando a fondo queste regioni possiamo avere voce in capitolo negli affari di queste aree e far sì che i nostri concetti e sistemi teorici di filosofia e scienze sociali si diffondano senza difficoltà.

Quando la nostra filosofia e le nostre scienze sociali formeranno un sistema completo di conoscenze mondiali, saremo in grado di produrre una cultura più ampia e avanzata per il mondo.

Titolo originale del saggio: 论中国哲学社科研究和教育的国 际化目标, pubblicato per la prima volta nell’aprile 2017 sulla rivista accademica 神州学人 (Shenzhou Xueren, China Scholars).

Immagine: copertina di un’opera tradotta dall’autore.