In questo articolo, Su affronta il tema dell’idea di “democrazia” nel contesto politico cinese, esplorando le sue origini, evoluzione e specificità in contrasto con la tradizione democratica occidentale. Un aspetto centrale della sua analisi riguarda il fenomeno per cui “democrazia” sia un termine che possa assumere significati diversi a seconda del contesto culturale in cui viene usato. Sebbene esso sia quindi utilizzato sia in Occidente che in Cina, queste due tradizioni attribuiscono significati distinti a questa parola: mentre in Occidente la democrazia è da lui giudicata come radicata nel modello capitalista e associata al sistema delle elezioni multipartitiche e alla separazione dei poteri, in Cina si sviluppa invece come una democrazia consultiva, che pone l’accento sul ruolo di guida del Partito Comunista. Questo fenomeno di “omonimia” crea effettivamente una confusione teorica se si tenta di applicare direttamente i concetti occidentali alla democrazia cinese, che segue un percorso autonomo legato alla tradizione socialista (ndc).

Due tradizioni democratiche e l’espressione accademica della democrazia cinese

Il panorama mutevole della conoscenza democratica

La scienza politica è una disciplina che studia la pratica di governo e il sistema di governance nazionale di un paese. Sin da quando l’umanità ha creato gli stati, queste tematiche hanno assunto un ruolo centrale, diventando per i governanti imprescindibili e non trascurabili. Nel processo di esplorazione di tali pratiche e sistemi, le conoscenze relative alla democrazia rappresentano alcune delle più importanti tra quelle accumulate dalla civiltà politica umana. Da un lato, sin dall’inizio del XXI secolo, la democrazia occidentale, in particolare quella in stile americano, si trova in una posizione scomoda. Oggi, la comunità intellettuale internazionale ha infatti raggiunto un consenso sempre maggiore sulle seguenti questioni: primo, questo tipo di democrazia non possiede assolutamente un significato universale; secondo, molti paesi in via di sviluppo hanno incautamente trapiantato e copiato questo modello democratico così come presentato nei libri di testo occidentali, tuttavia il loro sviluppo economico e politico è risultato generalmente insoddisfacente e ci sono persino esempi di stati che hanno subito danni tali da uscirne distrutti. Dall’altro lato, sin dalla metà del XX secolo, la Cina ha gradualmente formato un nuovo sistema nell’ambito dell’esplorazione di politiche democratiche. Confrontando questi due aspetti, si può affermare che nel mondo di oggi stiano avvenendo grandi cambiamenti nel panorama della conoscenza della teoria democratica.

Quello della democrazia cinese è un argomento scottante nella comunità accademica contemporanea, ma, allo stesso tempo, tale comunità sembra non sia ancora ben preparata a spiegarne l’essenza, il sistema e la pratica. Esiste un particolare approccio seguito dal mondo accademico contemporaneo, ovvero, esso si ostina ad utilizzare vecchi discorsi e concetti propri della democrazia occidentale nelle sue interpretazioni ed analisi della democrazia cinese. Di conseguenza, le loro conclusioni, oltre a risultare poco convincenti, susciteranno il sospetto di essere frutto di una grande forzatura teorica. Per comprendere veramente l’origine, la forma e l’evoluzione della democrazia cinese è assolutamente necessario distinguere tra le due tradizioni democratiche; solo quando si farà un chiarimento sulla tradizione democratica cinese allora si potrà stabilire gradualmente la sua legittimità, liberarla dal sistema discorsivo della democrazia occidentale, spiegare in maniera chiara ed inequivocabile il suo spirito, la sua essenza, la sua forma e la sua pratica vissuta sia al pubblico nazionale che internazionale e formare un suo sistema di espressione e di interpretazione.

Due tradizioni democratiche

Iniziamo con la prima. Secondo l’occidente, in particolare secondo il mondo accademico anglofono, la tradizione democratica ha avuto origine esclusivamente in Grecia, creando l’illusione per cui, quando si discute di democrazia, la Grecia debba essere necessariamente menzionata; nell’era contemporanea, il modello della democrazia sono gli Stati Uniti. Perciò quando si discute di democrazia contemporanea, sono questi a dover essere menzionati. Per noi oggi, la micro-democrazia delle poleis greche ha, al massimo, un valore simile a un reperto esposto in un museo dedicato alle forme di governo. Inoltre, essa valeva solo per i nobili e per gli uomini liberi detentori di proprietà, mentre la maggior parte degli schiavi non ne era degno. In senso stretto, la democrazia nell’antica Grecia apparteneva a un piccolissimo numero di persone e quindi, seguendo la definizione ufficiale di democrazia popolare, non può essere definita tale. Dopo l’esperienza dell’oscuro dispotismo medievale, le rivoluzioni borghesi moderne occidentali sovvertirono il dominio feudale agitando la bandiera della sovranità popolare e della democrazia. Tuttavia, nel disegnare i successivi sistemi democratici statali, si è sempre dovuto far fronte a una limitazione intrinseca: la grande tensione tra la democrazia di pochi e i movimenti di massa che progressivamente andavano ad emergere. La progettazione del moderno sistema democratico occidentale porta in sé un ulteriore difetto strutturale che spesso passa inosservato, ovvero l’esclusione di ciò che è straniero il quale pone la politica interna e le relazioni internazionali in un perenne stato di conflitto. Questa sistema, tramandato fino ad oggi, continua a essere una delle cause profonde di turbamento della pace globale. Negli ultimi anni, si è parlato sempre di più delle difficoltà e dei limiti della democrazia occidentale. Va detto che questo si riferisce principalmente alla prima tradizione e alle varie teorie democratiche che da essa derivano.

Ciò che voglio sottolineare è che la comunità accademica ha una certa familiarità con la prima tradizione democratica ma ha ampiamente trascurato la seconda. La scarsa espressione accademica della democrazia sviluppatasi sul grande territorio cinese a partire dal XX secolo è causata proprio da questo fenomeno; la democrazia cinese non ha legami né con le conoscenze derivanti dalla democrazia greca né con quelle della rivoluzione borghese moderna, ma viaggia e si evolve principalmente seguendo la via della seconda tradizione democratica, la quale implica: il ritorno alla teoria democratica basata sulla teoria marxista dello stato; la riflessione su più di mezzo secolo di storia del movimento socialista, in particolare il suo ruolo, a partire dalla fine del XIX secolo e nel XX secolo, nel promuovere il processo di democratizzazione della democrazia popolare; un rimando al percorso storico di perseguimento della democrazia e di costruzione nazionale da parte dei paesi coloniali e semicoloniali; la trasformazione creativa nell’era contemporanea del pensiero tradizionale che mette il popolo al centro; un ritorno all’essenza della democrazia popolare. La tradizione e la legittimità della democrazia cinese non risiedono nel primo tipo di democrazia, ma nel secondo. Utilizzare in maniera acritica la prima teoria per descrivere la democrazia cinese ovviamente porterà a conclusioni teoriche poco chiare o che diventano tanto più confusionarie quanto più si tenta di spiegarle.

L’ espressione accademica della democrazia cinese

L’aver definito le due tradizioni rende chiara la rispettiva legittimità della democrazia cinese e di quella occidentale, in particolare quella americana. In altre parole, una volta che si passa alla traiettoria della seconda tradizione, la storia e le questioni logiche riguardanti il contesto di sviluppo e l’espressione accademica della democrazia cinese verranno pienamente compresi.

Sin dagli albori della civiltà, il concetto di democrazia è stato espresso con nomi differenti che esprimevano uno stesso significato: ovvero diverse civiltà, nelle loro epoche assiali, disponevano tutte di pratiche “democratiche”, anche se non venivano chiamate con questo nome. Secondo la tradizione della narrazione della civiltà che pone l’Occidente come fulcro, sembra che la democrazia greca sia l’unica fonte della democrazia moderna, tuttavia, questo punto di vista non è conforme alla situazione reale dello sviluppo della civiltà. L’epoca assiale della civiltà cinese si è formata prima di quella che Jaspers definisce l’epoca assiale delle grandi civiltà umane, o comunque precede l’antica civiltà greca così come è descritta da questa narrazione. Molto prima dell’antica Grecia, la politica cinese aveva già formato una serie di principi di governo statale, filosofia politica e pensiero umanitario, nati intorno alle questioni riguardanti il “popolo” e l’“uomo”, che avrebbero avuto una profonda influenza sulle generazioni successive. L’archeologo Zhang Guangzhi a questo proposito ha sottolineato che la civiltà cinese e quella dell’antica Grecia, nelle proprie rispettive epoche centrali, divergevano in termini di essenza e di forma, la prima si concentrava sull’“uomo”, la seconda sulla “natura”; questa visione dovrebbe valere anche quando esteso all’ambito della pratica di governo e della governance nazionale. Quindi, se analizziamo le due tradizioni democratiche dal punto di vista della sinonimia, gli studi sull’origine storica della democrazia cinese e quella occidentale non seguono lo stesso percorso. Questo è il primo punto.

Dal punto di vista del fenomeno per cui, invece, a nomi uguali vengono sono attribuiti significati diversi, “democrazia” è diventata la parola chiave centrale della moderna scienza politica. Tuttavia, in molti paesi e contesti accademici, il significato attribuito al termine “democrazia” varia notevolmente, così ché un singolo “nome” dà origine a una molteplicità di interpretazioni e opinioni divergenti. Dopo la fine della Guerra Fredda, l’occidente combinò strettamente la ricerca accademica sulla democrazia con la promozione diplomatica; per questo tale concetto fu altamente politicizzato e ideologizzato, il che ha creato confusione su quale fosse il suo reale significato, oltre a rendere molti paesi a essere incerti riguardo la sua comprensione, portandoli a pensare che la democrazia sia solo elezioni, competizione multipartitica e separazione dei poteri. Dal XX secolo, l’espressione accademica occidentale sulla democrazia si è innanzitutto radicata nella tradizione dell’antica Grecia e ha continuato a seguire la concezione di democrazia sviluppata durante il periodo delle rivoluzioni borghesi. Ad oggi, la conoscenza e la pratica della politica democratica occidentale non sono ancora riuscite a superare i confini delle concezioni risalenti all’era moderna. Questo è il limite principale della teoria politica occidentale contemporanea e il vincolo che rende difficile un suo rinnovamento. Durante il XIX e XX secolo, successivamente all’impatto e lo stimolo creato dai movimenti socialisti, comunisti e di liberazione nazionale, la democrazia occidentale è stata costretta a fare degli interventi di autoriparazione, ad esempio la graduale espansione dei diritti civili. Tuttavia, la contraddizione essenziale tra capitale e popolo non ha mai trovato risoluzione e la politica democratica è caduta spesso in crisi periodiche; in termini di ricerca e di espressione accademica, la democrazia occidentale segue la strada del materialismo meccanicistico, concentrandosi eccessivamente su dettagli procedurali. Ad esempio, riguardo i meccanismi elettorali, sono stati sviluppati studi e progetti sempre più dettagliati e tecnicizzati, che enfatizzano la tecnica a scapito dell’elemento umano. Una volta applicata alla realtà, la tecnologia democratica porterà a distorsioni e paralisi in questi stessi meccanismi.

Anche se la democrazia cinese condivide il proprio nome con quella occidentale, si tratta solo di un fenomeno di omonimia. Per quanto riguarda le sue origini moderne, quella cinese eredita la tradizione della teoria democratica presente nella dottrina marxista sullo stato piuttosto che quella del periodo della rivoluzione borghese moderna; perciò la tradizione moderna e la legittimità della democrazia cinese risiedono nel socialismo, non nel capitalismo. In parole povere, la democrazia cinese vede come fondamento la società e l’uomo, non il capitale e il denaro, essa si riflette in modo concreto e realistico nel nostro processo di costruzione di una nazione democratica, nella costruzione istituzionale così come è guida del nostro percorso pratico di sviluppo di politiche democratiche. Il vessillo democratico tenuto alto dal movimento del 4 maggio è stato ereditato, sviluppato e trasformato dai comunisti cinesi, questo vessillo non segue il percorso di sviluppo della politica democratica capitalista, ma quello della politica democratica socialista. Il primo percorso democratico è impraticabile e impercorribile, il secondo invece, attraverso la pratica, ha dimostrato di essere percorribile e funzionale. Molte delle espressioni accademiche contemporanee sulla democrazia cinese partono storicamente e logicamente dalla tradizione e dall’ortodossia stabilite durante il periodo delle rivoluzioni borghesi occidentali, anziché attingere alla tradizione e all’ortodossia della dottrina marxista sullo Stato e del movimento socialista. Questo ha portato a molti fraintendimenti teorici, attribuendo concetti inappropriati alla democrazia cinese, distorcendone l’essenza e sovvertendone i principi fondamentali. Questo è il nodo del problema. Questo è il secondo punto.

Una volta chiarite le questioni logiche e storiche riguardanti la legittimità e la storia della democrazia cinese, l’espressione accademica e la costruzione del suo sistema discorsivo diventano chiare e fluide. Ad esempio, nella progettazione del sistema democratico, la democrazia cinese, sotto la guida del Partito Comunista Cinese, segue i principi di cooperazione multipartitica e consultazione democratica invece dei principi di lotta partitica e il sistema di “controllo e bilanciamento” del sistema democratico capitalista. Seguendo la logica dell’espressione accademica di quest’ultimo risulta difficile spiegare chiaramente la democrazia cinese. Molti paesi in via di sviluppo hanno adottato il modello di democrazia conflittuale, portando a tragici risultati politici e a fratture sociali. Allo stesso modo, far risalire storicamente il concetto di democrazia consultiva alla tradizione democratica occidentale è un errore. La democrazia consultiva è una forma democratica endogena e originale che è emersa nel terreno cinese, con una proprietà intellettuale che appartiene alla Cina e non ha nulla a che fare con il connubio tra partiti e capitali nelle democrazie capitaliste. Nella narrazione portata avanti dalla prima tradizione democratica, si sottolinea esclusivamente l’influenza che le idee democratiche occidentali hanno avuto nel processo di democratizzazione mondiale. Al contrario, nella narrazione della seconda tradizione, la storia mondiale si presenta in altro modo, poiché sono stati i movimenti comunisti e socialisti a favorire in modo significativo lo sviluppo della democratizzazione mondiale a partire dal XX secolo. La democrazia è originariamente un valore fondamentale del socialismo, il che si riflette sia nella teoria di stato marxista che nei movimenti socialisti e comunisti. Per larga parte del XX secolo, grazie alla combinazione del movimento socialista e dei movimenti di liberazione nazionale, è stata promossa una vasta ondata di democratizzazione a livello globale. Un gran numero di nazioni ha completato il processo di costruzione di stati democratici, contribuendo notevolmente alla democratizzazione delle relazioni internazionali e al cambiamento della struttura dei membri delle Nazioni Unite. Nella storia del pensiero politico del XX secolo, nessuno ha osato affermare che il capitalismo fosse il valore centrale della politica mondiale, mentre pochi erano quelli che mettevano in dubbio che il socialismo fosse un valore centrale della politica mondiale, sebbene molti paesi avessero interpretazioni diverse del socialismo. Ovviamente, è difficile vedere la traiettoria di evoluzione della seconda teoria democratica nella narrazione democratica occidentale esistente e nel sistema di conoscenza democratico attuale. Questo è il terzo punto.

In generale, lo sviluppo della democrazia cinese ha sempre seguito il secondo percorso, questo è il presupposto fondamentale della natura endogena ed originale della teoria democratica cinese.

Nell’attuale evoluzione del panorama delle conoscenze democratiche, è urgente studiare e sintetizzare la teoria endogena e la ricca pratica della democrazia cinese. Se tale ricerca e sintesi continuano a rimanere ancorate al vecchio linguaggio della democrazia occidentale o a dipendere dalle risorse intellettuali di quella tradizione democratica, difficilmente raggiungerà una sua coerenza. Solo così la storia e la logica della democrazia cinese possono mantenere una continuità coerente, e l’espressione accademica della democrazia cinese può costituire un sistema autonomo auto-consistente.

Titolo originale del saggio: 两种民主传统与中国民主的学术表达, pubblicato per la prima volta nel settembre 2015 su 红旗文摘.

Immagine: copertina di un’opera curata dall’autore.