Il seguente articolo affronta la questione cruciale di come il discorso cinese possa acquisire maggiore influenza e attrattiva a livello internazionale. Viene analizzato in particolare il concetto di potere discorsivo, sottolineando come non sia sufficiente avere autorità per essere ascoltati, ma sia necessario costruire credibilità e affinare le proprie modalità di comunicazione. Si evidenzia quindi il ruolo degli studiosi, degli esperti e persino della società civile nella creazione di un discorso autorevole, nonché l’importanza di adattare i contenuti alle esigenze del pubblico globale senza però perdere la propria soggettività ed identità culturale. Infine, Su sottolinea la necessità di sviluppare strategie comunicative efficaci, fondate sull’inclusività, sull’equità e sulla capacità di integrare all’interno di esse i propri valori in modo persuasivo (N.d.C.)

Come la Cina dovrebbe produrre il proprio potere discorsivo

Come il discorso cinese possa diventare più influente, stimolante ed attrattivo a livello internazionale è una questione cruciale il cui contesto è legato, in una certa misura, ad alcuni aspetti insoddisfacenti attualmente presenti nell’ambito della sua produzione e alla questione del potere discorsivo. Alcuni interrogativi fondamentali emergono: quanti nella comunità internazionale davvero ascoltano ciò che diciamo? Quanto lontano e quanto in profondità si diffondono i nostri messaggi? I contenuti che produciamo catturano veramente l’attenzione del pubblico internazionale o dobbiamo fornirne altri verso cui provino interesse? Gli oggetti del nostro discorso sono chiari e inequivocabili? Se il nostro messaggio non suscita interesse, perché? Come possiamo invertire la nostra posizione svantaggiata nella produzione di narrazioni? Questi interrogativi sono cruciali sia per il governo che per il popolo cinese, non solo nel contesto della comunicazione internazionale e della diplomazia pubblica, ma anche per quanto riguarda i metodi di diffusione delle politiche pubbliche in ambito domestico.

Il discorso segue meccanismi di produzione ben definiti. Nel campo della formazione ideologica e del condizionamento del pensiero altrui, i paesi occidentali hanno dimostrato di operare con una sofisticatezza e intelligenza di gran lunga superiori rispetto all’ex Unione Sovietica. In un certo senso, opere di Mao Zedong come quelle de “I discorsi al Forum di Yan’an sulla letteratura e l’arte”, “Contro la Scrittura Stereotipata del Partito” e “Combattere il Liberalismo”,1)I titoli originali di questi tre scritti citati sono: 在延安文艺座谈会上的讲话, 反对党八股反对自由主义. possono essere considerate riflessioni fondamentali sulla creazione e la diffusione del discorso, così come si può dire che la capacità di generare discorsi e di padroneggiare il potere discorsivo sia stata una delle grandi “armi magiche”2)Qui il termine utilizzato nel testo cinese  è fabao 法宝, il quale si riferisce tradizionalmente alle san ge da fabao 三个大法宝, le tre “armi magiche” o i “tre gioielli” della rivoluzione citati da Mao: il fronte unito, la lotta armata e la costruzione del Partito. In questo caso Su definisce in questo modo anche la produzione discorsiva, delineando la continuità con il presente dell’importanza che quest’ultima aveva in epoca rivoluzionaria al fine di consolidare il potere politico. per il successo della rivoluzione cinese. Ovviamente, quella era l’epoca rivoluzionaria, mentre oggi ci troviamo in un contesto completamente diverso. I meccanismi di produzione del discorso e del potere discorsivo devono quindi stare al passo coi tempi.

Chi parla?

Tutti possono parlare, ma non tutti possiedono potere discorsivo. Solo chi ha autorità lo detiene, mentre chi ha potere non necessariamente lo possiede. Nella società moderna, il governo è il più grande depositario di autorità, è l’istituzione con maggior credibilità, le sue dichiarazioni hanno un peso decisivo, mantiene sempre la parola data, è fermo e coerente nelle sue azioni. La voce di un governo di questo tipo verrà presa seriamente dalla comunità internazionale, permettendogli di conquistare gradualmente potere discorsivo in modo naturale.

Sin dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la posizione e l’atteggiamento del suo governo sono stati tenuti in grande considerazione dalla comunità internazionale, un fenomeno che si è accentuato dopo la crisi finanziaria globale. Per questo, la capacità di influenza delle nostre parole su molte questioni esiste ed è rilevante, contrariamente a quanto sostengono i critici e i disfattisti. Tuttavia, se si osserva attentamente, le istituzioni governative nelle società pluraliste stanno assistendo oggi a un declino della propria credibilità e a una progressiva perdita del proprio potere discorsivo a causa della loro incostanza nel mantenimento degli impegni internazionali. Non è vero dunque, come spesso si tende a credere, che il potere discorsivo altrui sia necessariamente più forte del nostro. È invece vero che il loro potere discorsivo e la loro capacità di fabbricare i discorsi è più forte della nostra sul piano delle organizzazioni sociali.3)Le organizzazioni sociali (社会组织) includono enti come istituzioni educative, media, think tank, ONG, strutture politiche e aziende tecnologiche, che influenzano la produzione e diffusione del discorso. Possono comprendere anche organizzazioni internazionali, come l’ONU o le ONG globali, che giocano un ruolo chiave nella definizione delle narrative dominanti a livello mondiale. Dall’antichità ad oggi, sia in Cina che all’estero, gli studiosi sono sempre stati figure chiave della produzione del discorso e sono coloro che sono più autorevoli nel parlare in ambito sociale. Perché le persone credono alle loro parole? Perché sono considerati colti, competenti e autorevoli. Ciò però non basta, è importantissimo inoltre che essi non si preoccupino del mero guadagno personale e che scrivano in modo onesto ed imparziale. In qualità di figure autorevoli, essi hanno la capacità di generare temi di dibattito e orientare l’opinione pubblica nell’ambito della diplomazia pubblica, ad esempio una loro ricerca potrebbe influenzare un gran numero di persone. Su quest’aspetto siamo più deboli rispetto ad altri, soprattutto perché non siamo ancora il centro della produzione accademica mondiale. Tuttavia il punto cruciale non è questo: ciò che conta davvero è che gli studiosi abbiano autonomia intellettuale e consapevolezza culturale. Senza queste qualità, piuttosto che essere produttori del proprio discorso e interpreti delle politiche di governo, essi rischiano di diventare portavoce delle parole altrui, danneggiando così il potere discorsivo della nazione. Nei paesi occidentali, la maggior parte degli studiosi collabora molto bene con le istituzioni nazionali. Le ragioni di ciò non possono essere esplorate qui in dettaglio. Nel nostro caso, l’intesa tra discorso accademico e discorso politico nazionale non è invece sufficiente. Appena veniamo accusati di non dare abbastanza attenzione ai diritti umani, immediatamente alcuni studiosi si troveranno d’accordo e dichiareranno che il nostro modello di sviluppo è sbagliato; appena viene detto che le industrie statali minacciano la concorrenza sul mercato, essi incominceranno a demonizzarle e a volerle smembrare distribuendone le azioni al popolo; alcuni hanno firmato a sostegno della guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, ma hanno fatto un passo indietro rimanendo senza parole quando gli americani hanno distrutto musei e altri siti patrimonio spirituale dell’umanità. Pertanto, la presenza di un gruppo di studiosi maturi che collaborino con la diplomazia nazionale, pienamente consapevoli dei valori fondamentali e con la capacità di creare argomentazioni, è fondamentale per sostenere la diplomazia pubblica.

Tale gruppo non deve necessariamente comprendere solo “studiosi cinesi”: con la globalizzazione, tutte le risorse sono distribuite a livello globale e la conoscenza non fa eccezione. Ciò implica che il “cervello” e il “corpo” possano separarsi. In questo contesto è fondamentale, attraverso la cooperazione internazionale, permettere la creazione di un discorso condiviso. Ad esempio, alcuni dei nostri progetti di ricerca potrebbero essere diffusi a livello mondiale invitando altri a collaborare con noi, contribuendo così in modo significativo al miglioramento della nostra qualità accademica.

Nella categoria degli “oratori autorevoli” non sono inclusi solo gli studiosi ma anche le figure di spicco di ogni settore, così come non può essere ignorata la forza espressiva della “grande maggioranza silenziosa” emersa in seguito all’universalizzazione dell’istruzione e alla facile accessibilità alle informazioni. Comunque, per avere un’influenza internazionale, una società deve fare affidamento alla creazione di diverse forme di autorità e ciò è particolarmente vero in una società pluralista; una volta rovesciata l’autorità principale, essa rischierebbe facilmente di entrare in uno stato di disgregazione. Dall’altro lato, gli “oratori autorevoli” devono anche proteggere la propria autorità con la stessa cura con cui custodiscono la propria reputazione. Quando i giornalisti accettano tangenti, i professori plagiano, le riviste vendono spazi pubblicitari e gli economisti accettano denaro per parlare a favore di altri, queste false autorità arrecano danni enormi alla credibilità sociale.

A chi parlare?

Se il pubblico a cui si rivolge il discorso interno è molteplice, ciò vale ancor di più per la diplomazia pubblica esterna, dove il target è globale e caratterizzato da differenti background culturali. In un contesto comunicativo interculturale come questo, è fondamentale non solo “parlare con le proprie parole”, ma anche saper pensare dalla prospettiva degli altri.

“Parlare con le proprie parole” significa diffondere le proprie idee. Finché si mantengono i valori fondamentali, si è supportati da metodi ingegnosi e si persevera costantemente nelle proprie azioni, a lungo termine si avranno dei risultati; “pensare dalla prospettiva degli altri” implica invece la necessità di comprendere a fondo le culture locali, la psicologia sociale, le strutture di conoscenza e gli atteggiamenti comportamentali altrui. Pertanto, di fronte a questi ascoltatori, è importante anche imparare a raccontare storie locali. Indagini sulla comunicazione internazionale dimostrano che, nonostante la globalizzazione e la massiccia diffusione di informazioni internazionali, la maggior parte di questo pubblico ha comunque un ambito di vita quotidiana e delle cerchie sociali molto ristrette. Inoltre, sono più sensibili alle notizie che riguardano il loro ambiente immediato e tendono ad assimilarle più facilmente. Questo tipo di informazioni rappresenta circa l’80% di ciò che consumano quotidianamente. Il grande successo delle edizioni serali dei quotidiani locali, pensate principalmente per i lettori del posto, è emblematico: una testata serale di Shanghai, ad esempio, non avrebbe senso né possibilità di diffusione a Guangzhou. Questa osservazione offre un’importante lezione: i giornalisti dei canali internazionali non dovrebbero limitarsi a raccontare esclusivamente i grandi eventi globali, ma entrare nel cuore delle comunità locali, comprendere la realtà della popolazione e realizzare reportage approfonditi. Solo così sarà possibile raccontare storie in modo più mirato. Comunicare con un pubblico internazionale richiede pazienza. Cambiare la percezione degli altri su di sé o diffondere le proprie idee è un processo lunghissimo di educazione delle persone, non è come il semplice piantare alberi, quindi aspettarsi risultati immediati è irrealistico. Per coltivare un mercato tra il pubblico estero, si può trarre ispirazione dalle strategie delle multinazionali: ad esempio, l’NBA ha saputo sviluppare il mercato cinese del basket grazie a iniziative come l’ingaggio di giocatori cinesi, una strategia da cui c’è molto da imparare; al contrario, la Premier League inglese ha avuto un approccio meno efficace, ovvero ha inizialmente offerto partite gratuite al pubblico cinese aspettando che ne diventassero dipendenti per poi introdurre le tariffe. Tuttavia, una volta richiesto il pagamento, molti spettatori hanno smesso di seguirle, dimostrando di poter tranquillamente viverne senza.

Cosa dire?

Si deve prestare molta attenzione a ciò che si dice. Alcuni pensano che, poiché non va bene parlare delle proprie cose, allora si debba parlare di ciò che interessa agli altri e di ciò che possono comprendere. Tuttavia, se i propri contenuti sono accomodanti e vengono sottomessi all’ambiente discorsivo altrui, il proprio potere discorsivo non troverà miglioramento. La forma più raffinata di produzione del discorso consiste nel coltivare e sviluppare i gusti e il mercato degli ascoltatori, anziché limitarsi a conformarsi passivamente al loro ambiente di ricezione. In sintesi, non bisogna sottostare alle richieste altrui ma decidere autonomamente cosa offrirgli . Un rettore universitario che cerca di avvicinarsi agli studenti parlando di moda, anime o usando espressioni di tendenza all’apparenza sta riducendo la distanza con loro, ma in realtà con questo atteggiamento non guadagnerà il loro rispetto. Così non si stabilisce l’autorevolezza, ma la si distrugge. Allo stesso modo, nella diffusione della nostra cultura all’estero, realizzare film su temi come l’omosessualità in Cina, i piedi fasciati o la Rivoluzione Culturale potrebbe facilmente soddisfare i gusti del pubblico internazionale, forse far persino vincere qualche premio e ottenere momentaneo prestigio. Ma questo migliora il proprio potere discorsivo? Amplia l’influenza della propria cultura? No!

Per questo, in ultima analisi, dobbiamo avere consapevolezza culturale, indipendenza spirituale e perseverare nella diffusione delle nostre idee. Senza tali qualità è facile perdersi nel sistema di giudizio altrui: inizialmente si è sani, ma se qualcuno continua a dire che qualcosa non va, che si ha un difetto fisico, alla fine si comincia a credere a tali parole arrivando a prendere decisioni drastiche come il ricorrere alla chirurgia estetica. Alla fine, ciò che si pensava potesse essere una soluzione può invece danneggiare irreparabilmente il proprio aspetto. Nella Cina della Nuova Era esistono molte buone tematiche da poter discutere con il mondo esterno, così che esso possa comprendere la Cina vera, progressista e positiva. Prendiamo un tema simbolico che spesso non viene menzionato, quello dei funzionari cinesi. Di essi esistono molte rappresentazioni positive, le quali mostrano il loro impegno concreto e la loro ammirevole determinazione. Nonostante ciò, alcuni hanno una visione distorta di questa realtà. Ad esempio, quando durante l’uragano Katrina, alcuni funzionari statunitensi scapparono in vacanza e ciò venne descritto come una cosa normale della vita; quando invece qui arriva un tifone, i funzionari schierati in prima linea vengono accusati di mettersi in mostra per raccogliere consensi. Certo, si potrebbe pensare che parlare dei funzionari del Partito Comunista possa incutere nell’interlocutore un certo timore o che questo argomento comunque non susciti interesse. A mio avviso, non è affatto così: proprio perché la loro immagine è spesso fraintesa, dovremmo essere più proattivi nel parlare di loro in modo diverso. Non si tratta di correggere le preferenze altrui, quanto di non adattarsi continuamente a esse, rischiando di perdere la propria identità senza nemmeno accorgersene. A volte è necessario usare le proprie parole, ma ciò non implica l’utilizzo di un linguaggio incomprensibile per le masse poiché spesso più si parla di una cosa più la gente incomincia a prestarvi attenzione. Un altro tema da valorizzare potrebbe essere lo spirito di altruismo e dedizione delle nostre squadre mediche in Africa che incarnano un amore universale per l’umanità, poiché non solo evidenzia lo spirito compassionevole dei cinesi, ma si allinea anche al tema dello sviluppo umano. In definitiva, ci sono molti temi simbolici positivi che la Cina può esplorare e valorizzare nella Nuova Era. C’è ancora un altro punto molto importante: in ambito internazionale, ci sono momenti in cui i cinesi devono alzarsi e parlare chiaramente in nome della giustizia per difendere gli interessi dell’intero genere umano o quando mossi da un senso umanitario. Se ignoriamo le questioni che non ci riguardano, nessuno parlerà a nostro favore nel momento in cui ne arriverà una che ci coinvolgerà direttamente. Se una persona è sempre concentrata nel difendere i propri interessi, gli altri la considerano priva di spessore; ma se qualcuno si esprime su questioni che non riguardano direttamente i suoi interessi, sicuramente otterrà applausi. È proprio per questo tipo di interventi che, in occasione di dichiarazioni all’ONU, spesso ne otteniamo.

Come parlare?

La comunicazione di massa moderna enfatizza la “soft communication”, quindi ciò che una volta veniva imposto al pubblico non è più accettato. Esistono molti modi per esprimersi nella comunità internazionale, quindi bisogna capire come farlo. Oltre a mantenere un’autonomia spirituale e una consapevolezza culturale, dovremmo seguire le seguenti indicazioni:

Primo: come parlare adottando una posizione più inclusiva, quella di un “grande sé”, non partendo quindi dalla salvaguardia del proprio minuscolo interesse, ovvero dal punto di vista di un “piccolo sé”. Gli antichi definivano colui che si concentrava solo sui propri interessi come meschino, mentre colui che si preoccupava degli interessi della comunità come virtuoso. Ad esempio, se quando in ambito internazionale menzioniamo gli oceani, il Polo Sud e Polo Nord, subito si pensa a fare il pieno delle loro risorse e dei loro gamberetti, chi ci ascolterà con fiducia? In realtà, le nostre ricerche scientifiche in queste regioni non sono solo orientate verso i nostri interessi, ma quelli dell’umanità.

Secondo: come parlare in modo equo e affabile, evitando toni didascalici. La società moderna presta attenzione agli scambi paritari, alla comunicazione paritaria, al ragionamento e al dibattito. Quando si ascolta un discorso, si dimostra già rispetto al proprio interlocutore dedicandogli il proprio tempo. Se però il parlante cerca di sopraffare e rimproverare utilizzando la propria autorità, dopo un po’ intimorirà l’altro facendolo allontanare. Comunicare con eleganza e moderazione, invece che con arroganza e aggressività; esprimersi con calma e chiarezza, anziché cercare di imporsi con la forza; mantenere una giusta imparzialità senza assecondare ciecamente il potere: questo approccio garantisce una maggiore efficacia nel discorso. Inoltre, spesso inconsapevolmente, nel nostro discorso sono presenti termini discriminatori, come ad esempio “neri” o “paesi poveri”. È fondamentale individuare e eliminare tali espressioni per migliorare la qualità del nostro linguaggio e favorire una comunicazione più inclusiva.

Terzo: integrare i propri valori nella presentazione dei temi simbolici. Ovunque ci sia politica, non esiste una posizione neutra sui valori. La strategia più efficace è narrare in prima persona, lasciando che sia il pubblico a trarre le proprie conclusioni, guidando però nello stesso tempo quest’ultimo al fine di conseguire il risultato desiderato da chi parla. Molti dei nostri discorsi sono già fortemente connotati da giudizi di valore prima ancora di arrivare a una conclusione, con l’uso di termini come “cattivo”, “malintenzionato” o “grande complotto”. Un cittadino maturo non apprezza un discorso che parte dai pregiudizi.

Quarto: è necessario ricostruire l’autorità. Attualmente, nella società cinese, professori, medici, funzionari pubblici, istituzioni di fiducia, enti di certificazione e riviste accademiche, stanno perdendo autorevolezza e credibilità, qualità di cui erano invece simbolo. Numerosi episodi negativi, siano essi singoli o generalizzati, si sono radicati nella memoria collettiva a causa di narrazioni esagerate ripetute periodicamente, minando così la fiducia della popolazione in questi simboli e portandola sempre più a rivolgersi alle autorità provenienti dall’estero. Pertanto, la perdita di potere discorsivo o il danno alla nostra immagine non dipendono solo dalle critiche esterne, ma anche dal fatto che internamente abbiamo disgregato i nostri simboli di autorevolezza. L’autorità è un marchio e, al momento, in tutti i settori mancano figure di riferimento e vere autorità. Il problema non è che ce ne siano troppe, ma che ce ne sono troppo poche.

Nel processo di ricostruzione della nostra autorità, dobbiamo imparare a indebolire e smantellare quelle presunte che provengono dall’estero. Il declino della qualità del nostro discorso e del nostro potere discorsivo è anche legato alla nostra tendenza a seguire ciecamente le autorità straniere e i loro sistemi di giudizio. Ad esempio, quando un investitore è arrivato in Cina, alcuni dei nostri media sono accorsi a frotte venerandolo come un filantropo moralmente impeccabile. Tuttavia, un commento pubblicato da un dispaccio dell’agenzia Xinhua ha colto nel segno lanciando una critica severa: Sei qui per fare soldi o beneficenza!? I fondi di investimento e i media occidentali hanno creato molte di queste cosiddette autorità, utilizzandole poi per influenzare le politiche e i mercati di altri paesi. I nostri media, talvolta involontariamente, talvolta consapevolmente, hanno contribuito alla loro costruzione, concedendo loro generosamente così tanto spazio. Se i media avessero una consapevolezza politica, dovrebbero invece contrastarle.

Attualmente, la comunità internazionale sta prestando molta attenzione alla Cina e questa è una grande opportunità per la nostra nazione ai fini di creare il proprio discorso e formare il proprio potere discorsivo. Se gli altri ti danno attenzione, vuol dire che sei riuscito a catturare il loro sguardo e stai già incominciando ad essere notato. In confronto, penso che il discorso e il potere discorsivo occidentale stiano iniziando indebolirsi e declinare. Dalla crisi finanziaria, la credibilità di molte agenzie di rating occidentali si è fortemente ridimensionata, essendo diffusa l’idea che abbiano agito come i manipolatori del mercato azionario, ingannando le persone per farle cadere in una trappola. Dopo la conferenza di Copenaghen, anche la credibilità dell’IPCC è stata danneggiata.4)IPCC, o Intergovernmental Panel on Climate Change, è un organismo scientifico delle Nazioni Unite che si occupa di valutare le scoperte relative ai cambiamenti climatici. L’autore con tutta probabilità si riferisce allo scandalo Climategate emerso nel 2009, che sollevò dubbi sulla manipolazione dei dati scientifici e su alcuni errori nei suoi rapporti, come la previsione errata sullo scioglimento dei ghiacciai himalayani, che minarono la fiducia nelle sue conclusioni, il quale minò la credibilità di tale organismo durante la COP15 di Copenaghen tenutasi nello stesso anno. Vedi https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-7-2010-1827_IT.html Inoltre, con il progressivo risveglio culturale del mondo non occidentale, le persone hanno iniziato a rendersi conto che dietro la produzione dei discorsi si nasconde una mano invisibile e tale consapevolezza ha incominciato a renderli molto insofferenti verso ogni loro forma di manipolazione. La Cina ha sempre sottolineato, per quanto riguarda le sue relazioni con l’esterno, l’importanza di “mantenere buoni rapporti” e “non crearsi nemici”. L’obiettivo finale della produzione del discorso non dovrebbe essere la sua manipolazione, ma la promozione del dialogo e della comprensione interculturale. I cinesi non osano manipolare il pensiero altrui.

Titolo originale del saggio: 中国应该如何生产自己的话 语权, pubblicato per la prima volta nell’ottobre del 2010 nella rivista 南 风窗 (Nanfeng chuang, South Reviews).

Immagine: L’autore in una conferenza.

References
1 I titoli originali di questi tre scritti citati sono: 在延安文艺座谈会上的讲话, 反对党八股反对自由主义.
2 Qui il termine utilizzato nel testo cinese  è fabao 法宝, il quale si riferisce tradizionalmente alle san ge da fabao 三个大法宝, le tre “armi magiche” o i “tre gioielli” della rivoluzione citati da Mao: il fronte unito, la lotta armata e la costruzione del Partito. In questo caso Su definisce in questo modo anche la produzione discorsiva, delineando la continuità con il presente dell’importanza che quest’ultima aveva in epoca rivoluzionaria al fine di consolidare il potere politico.
3 Le organizzazioni sociali (社会组织) includono enti come istituzioni educative, media, think tank, ONG, strutture politiche e aziende tecnologiche, che influenzano la produzione e diffusione del discorso. Possono comprendere anche organizzazioni internazionali, come l’ONU o le ONG globali, che giocano un ruolo chiave nella definizione delle narrative dominanti a livello mondiale.
4 IPCC, o Intergovernmental Panel on Climate Change, è un organismo scientifico delle Nazioni Unite che si occupa di valutare le scoperte relative ai cambiamenti climatici. L’autore con tutta probabilità si riferisce allo scandalo Climategate emerso nel 2009, che sollevò dubbi sulla manipolazione dei dati scientifici e su alcuni errori nei suoi rapporti, come la previsione errata sullo scioglimento dei ghiacciai himalayani, che minarono la fiducia nelle sue conclusioni, il quale minò la credibilità di tale organismo durante la COP15 di Copenaghen tenutasi nello stesso anno. Vedi https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-7-2010-1827_IT.html